
La memoria emersa da vecchi nastri
A posteriori, finita la chiacchierata cinefila che potete ascoltare qui, ci siamo accorti che la quantità di considerazioni affastellate durante la trasmissione e la possibilità di citare tanti ulteriori particolari significativi del film che avevamo in mente e non siamo nemmeno riusciti ad accennare, vanno a costituire un film talmente stratificato di ricordi volti a restituire una Recife nella morsa della dittatura di Geisel (volto feroce della giunta nel 1977, riattualizzata dall’epigono Bolsonaro) che solo per elencare i dettagli da approfondire ci sarebbe voluto ben altro spazio. La memoria infatti è il fulcro del film e talvolta è solo accennato il sentore che si vuole evocare – perché il ricordo talvolta è così evanescente, ma esplicito a collocare un giudizio, o un sentimento, anche condiviso diffusamente, che porta dietro di sé un’intera epoca e tutte le sue emozioni – ma mettendo tutti insieme le effigi del dittatore che scrutano da ogni muro, il design anni Settanta, le pagine di giornale d’epoca, le cassette audio che ripercorrono la vicenda di persecuzione, di polizia corrotta, di comunità anarco-comuniste animate da personaggi di uno spessore eccezionale, di episodi surreali e omicidi politici reali si ricava esattamente quella pulsione a ricostruire attraverso infiniti registri cinefili e sociologici per non dimenticare.









