11 giugno: giornata internazionale di solidarietà con i prigionieri anarchici di lunga data. Il caso di Eric King

Da sedici anni a questa parte l’11 giugno è la giornata internazionale dedicata alla solidarietà con Marius Mason ed i prigionieri anarchici di lunga data. Partita dagli Stati Uniti da un gruppo di amici e solidali di Marius (prigioniero ecologista, antispecista e transgender), questo appuntamento annuale vuole ricordare tutte quelle persone che, per aver compiuto azioni dirette e per non aver mai rinnegato la propria identità anarchica, si trovano a dover scontare decine di anni di pena nelle galere di tutto il mondo. La chiamata punta dunque a ri-affilare l’arma della solidarietà e della complicità per non lasciarli soli, oggi e durante tutto l’anno.

In questa occasione è importante ricordare il caso di Eric King, compagno detenuto negli Usa dal 2016 per un tentato incendio all’ufficio di un legislatore di Kansas City. La sua testimonianza racconta l’avvenimento attraverso le sue parole, a partire dalla sua volontà di supportare il movimento di protesta che nel 2014 incendiava le strade di Ferguson, compiendo questo attacco nel settembre dello stesso anno in nome dell’antirazzismo e dell’anticapitalismo.

Durante questi anni di prigionia Eric ha subìto diverse minacce, pressioni e violenze fisiche psicologiche, culminate ad agosto 2019 con una sessione di vera e propria tortura: legato mani e piedi ad un letto di una stanza, seminudo, è stato picchiato per ore e costretto ad urinarsi addosso. Le botte alla testa hanno portato a diversi problemi di salute che non sono mai stati medicalmente assistiti a dovere all’interno del carcere. Come se non bastasse, Eric è stato, per questo episodio, denunciato per aggressione dalle stesse guardie che l’hanno torturato, e rischia di aggiungere 20 anni alla sua già lunga pena detentiva. Attualmente, subisce anche il blocco delle lettere in un momento delicato come quello della pandemia. Non lasciamolo solo, è possibile supportarlo in tanti modi, uno di questi è informare e contribuire alla campagna di raccolta fondi a lui dedicata che trovate sul sito https://supportericking.org

Ricordando le proteste contro il razzismo e la violenza poliziesca che scaldano le piazze di tutto il mondo in questo periodo, abbiamo sottolineato come la brutalità della polizia si direzioni sistematicamente verso tutte le classi di oppressi ed indesiderati, tra cui anche chi si impegna nell’attivismo politico. E’ questo il caso di Judy Bari, ecologista dell’organizzazione earth first! che nel 1990 è stata vittima di un attacco bomba alla propria macchina mentre si dirigeva ad un’iniziativa. Il 24 maggio 2020 sono passati 30 anni dall’episodio, a seguito del quale l’FBI, palesemente coinvolta nell’attentato, ha cercato di depistare ogni prova, senza mai tentare veramente di trovare il colpevole. Anche qui, oltre al danno la beffa: Judy ed il compagno che era in macchina con lei sono stati accusati di essersi fatti saltare in aria da soli, e denunciati di detenzione e trasporto di esplosivi. Nella puntata abbiamo fatto ascoltare l’audio del documentario in lingua inglese Who Bombed Judy Bari che potete trovare qui https://www.youtube.com/watch?v=HWApxvSjMKY

 




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