Be glad this song has no ending…

Una profezia illuminata dagli enteogeni inizia con due poli, opposti, che si attraggono. Si chiamano Robin Williamson, biondo e angelico e Mike Heron, bruno e britannico. Suonano in una comune scozzese di hippies e senza saperlo cambieranno per sempre la storia della musica folk più sperimentale e ritualistica.

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Dopo 40 anni quello dell’Incredible String Band resta l’humus sul quale tutti nuovi “weird folkers” della internet-age nascono e spesso anche – a confronto – muoiono. Un terriccio che negli hannio è stato ben seminato e acccudito da ragioni collettiviste, con l’animazione in costume della “comunità musicale e umana”, ben conscio del senso di appartenere a un ideale “centro” che converge nella terra e negli elementi della natura, frizzante di droghe e sogni orientali, gravido di musica: Williamson è l’anima sciamanica di ISB, perso nelle sue dolci declamazioni tra il celtico e l’indiano, Heron il circo, il vaudeville, la canzonetta, la tradizione musicale delle isole britanniche.
Anche volendo prescindere dal fatto che mi risalgono sulla schiena gelide lacrime di sudore, ricordo dei bei trip andati, per me ISB significa piuttosto proiezione infinita del desiderio di vivere la libertà che si riproduce ancora oggi in forme e modi semplicente molto simili. Anche prendendo la musica a pretesto e facendone una versione “aggiornata”, perchè quella carne folk era dotata di un sardonico urlo libertario e anarcoide, umorismo e risate incontrollabili che ancora oggi significano spazi aperti per la mente. La materia pulsa, non ha spartito se non quello del battere unisono delle mani. La riscoperta di un bagaglio sonoro fatto di antichi liuti, corde, flauti e percussioni tribali completa il quadretto, se non mi sono ancora spiegato valga su tutto la copertina di “The Hangman’s Beautiful Daughter“. Non vi sembra di aver già sentito la vocina di Taralie Paterson da queste parti? Forse le varie “occult brotherhood” o le “family” del XXX secolo (vedi nomi famosi come Akron, spires that in the sunset rise, the jewelled antler collective, arborea, big blood e chi più ne ha più ne metta) sono state allattate da Williamson e soci? Non sto dicendo che la now folk music in tutta la sua “stranezza” non abbia originalità o sia fuori tempo. Sto sostenendo che ISB è un nome sacro, e il suo mantra non smetterà di risuonare.
Ecco perchè oggi è indispensabile passare da questi dischi che hanno qualcosa di “innato” come una forza atomica “buona” capace di replicarsi all’infinito nel tempo. BE GLAD THIS SONG HAS NO ENDING.




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