Carcere – Cosa non è cambiato dopo le rivolte: intervista con Avv. Caterina Calia

Sedate le rivolte, i carcerieri istituzionali e quelli in divisa tornano ad assumere il monopolio della violenza e della sopraffazione, in un clima di paura e abbandono. Raccogliamo un commento dell’avvocata Caterina Calia riguardo ai provvedimenti attivati dal ministro Bonafede per la gestione dell’emergenza coronavirus in carcere: una riduzione ridicola della popolazione detenuta, criteri stringenti e il ricorrente cavillo del braccialetto elettronico come vincolo per l’accesso a misure alternative.

Nel frattempo, esacerbate dal contesto emergenziale e dall’estendersi dei contagi, permangono le condizioni invivibili e terrificanti del sovraffollamento, della privazione degli affetti, dell’impossibilità di colloqui con gli avvocati.

Segnali che restituiscono come l’unica parentesi in cui il carcere abbia assunto una dimensione politica sia stata posta dai moti di rabbia e autodifesa di detenuti e familiari.




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