Carne sintetica: come bio-ingegnerizzare l’alimentazione

Negli ultimi decenni nel settore dell’ingegneria alimentare si è sviluppata la tendenza a sperimentare e produrre nuovi prodotti che possano fare gola a quella fetta di clientela che vorrebbe diminuire o eliminare il consumo di carne dalle proprie tavole, ma non è disposta a rinunciare al gusto e alla consistenza del prodotto di origine animale. Sono così stati creati innumerevoli “finte carni”, come quelle ottenute a partire da ingredienti di origine vegetale OGM, che permettono di riprodurre, tramite modificazione genetica, la consistenza e addirittura il sanguinamento della fettina; o come la “carne sintetica”, ovvero quella ottenuta dalla coltivazione in vitro di cellule animali, fatte riprodurre in un ambiente che simuli il corpo dell’animale stesso, fino a costruire in laboratorio degli interi tessuti commestibili.

Nello specifico abbiamo analizzato le start-up “Impossible Foods” e l’israeliana “Aleph Farms”, per capirne le modalità di produzione e di marketing.

E’ evidente che chi aderirà alla scelta di consumare questi prodotti sarà spinto da motivazioni di tipo salutistico o ambientale (anche se, come fatto notare, è decisamente in dubbio il minor impatto di CO2 di queste nuove aziende rispetto agli allevamenti tradizionali) per rinunciare ai prodotti di origine animale, ma non da una critica più profonda all’apparato dell’alimentazione industriale che sempre di più annovera tra le sue fila biotecnologi, ingegneri alimentari, biomedici, ecc, con il chiaro intento di proporci una vita (ed un’alimentazione) sempre più artificializzata.

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