FOTOGRAFIE DI GUERRA – LA PERLA DI LABUAN 10/1/2020

Riccardo

“Ho aspettato per tre mesi il biglietto aereo e il mio contatto tra continui scambi di mail, promesse e bugie. Finalmente sono partito dall’Italia eccitato, curioso e un po’ frustrato.” Così comincia “La donna, la luna e il serpente” con cui Stefano Carini racconta la sua esperienza in Iraq tra maggio 2014 e settembre 2015 e che sarà ospite ai microfoni di Radio Black Out. Andava a lavorare con l’unica agenzia fotografica indipendente in Iraq. Ci sono Matt, un ex militare inglese che porta avanti un progetto sulle mine anti-uomo, Liz, studentessa di fotografia, ventenne olandese, che ha dovuto pagarsi il biglietto aereo, Bahar, grassoccio, mezzo arabo e mezzo turkmeno. Un mese dopo Mosul cade nelle mani dei militanti di ISIS che in tre giorni arrivano alle porte di Bagdad, sfollando più di un milione di persone e causando una delle più grandi catastrofi umanitarie dalla seconda guerra mondiale. Da quel momento si vive e si lavora giorno per giorno. “Mancano i soldi e non so come fare. Alcune organizzazioni umanitarie dovrebbero mandarci dei fondi per tirare avanti fino a quando saremo di nuovo in grado di lavorare.” Per tutto il mondo l’Iraq è battaglie, attentati e campi-profughi, ma Stefano pensa ci sia altro meno fotogenico ma altrettanto vero,  lo cerca e lo trova. “Ho visto quello che dovevo vedere. Dietro quei servizi televisivi, dietro quelle migliaia di immagini, ci sono davvero persone fatte di carne, ossa, emozioni, paure e desidieri. Spesso ce lo dimentichiamo o facciamo finta di niente, perché così é più facile.” Kamaran Najm, il direttore dell’agenzia che aveva invitato Stefano, fu rapito da ISIS e di lui non si seppe più nulla. Buon ascolto.

Per chi vuole sapere di più su Stefano Carini e cosa fa: darstprojects.com




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