Il vegan-washing israeliano

 

Israele cerca di mostrarsi al mondo come lo Stato dei diritti civili e delle scelte etiche, promuovendosi attraverso fiere e viaggi il cui apprezzamento deve riscattare l’immagine del Paese. Tra le varie attività troviamo il Birthright che da vent’anni offre ai giovani ebrei di tutto il mondo la possibilità di viaggiare gratuitamente per Israele per scoprirne le meraviglie, ma non i peccati.
Quest’anno il tema del Birthright è l’alimentazione vegana, fiore all’occhiello dello Stato Ebraico che, in pochi anni, ha visto crescere esponenzialmente il numero di persone vegane e vegetariane con conseguenti aperture di negozi e ristoranti. Una scelta etica che si sposa al boom economico globale del settore.

Ma il veganwashing non basta a occultare l’apartheid e l’occupazione dei territori palestinesi, soprattutto se la ricchezza e la varietà alimentare israeliana sono dovute al furto delle risorse naturali dell’intera area. Dall’anno del suo insediamento nel 1948 Israele ha ridisegnato il modello agricolo e paesaggistico di quei territori facendo di un’area semi-desertica un fertile terreno dove crescere foreste, ville con giardino e colture intensive. E sono proprio le innovative tecniche agricole a basso consumo e la sperimentazione di surrogati animali crueltyfree che Israele porta in giro per il mondo per auto-proclamarsi avanguardia della produzione alimentare etica ed eco sostenibile.

Ma la sua ricchezza comincia con la guerra dei 6 giorni del 1967 e l’occupazione dell’altopiano del Golan, bacino idrico dell’intera regione che Israele difende e che gli permette di controllare la gestione idrica dei territori palestinesi e con essa l’agricoltura, la salute e la possibilità di autodeterminarsi. Un ricatto che mina le basi della vita e punta a un lento e inarrestabile processo di svilimento d’un popolo che non ha mai voluto abbassare la testa davanti ai soprusi e la forza della tirannia sionista che perpetua la guerra, i raid e il controllo totale.

L’inutile maschera del veganwashing israeliano non potrà mai cancellare il sangue delle migliaia di palestinesi uccisi e la segregazione d’un intero popolo tutt’oggi in rivolta nella celebrazione della Marcia del Ritorno.

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