LA BREVE ESTATE DELL’ANARCHIA – LA PERLA DI LABUAN 26/6/2020

Riccardo




“A notte tarda il cadavere arrivò a Barcellona. La bandiera rossa e nera, distesa sul feretro, era sporca.” E’ il 20 novembre 1936 e gli anarchici spagnoli (e non solo gli anarchici) si sono radunati per rendere omaggio a Buenaventura Durruti. Rileggiamo “La breve estate dall’anarchia – Vita e morte di Buenaventura Durruti” scritto nel 1972 da Hans Magnus Enzensberger sulla base di fonti d’archivio e testimonianze dirette. Il 18 luglio 1936 le truppe marocchine e la Legione Straniera comandate dal generale Francisco Franco danno il via alla guerra civile. Gli anarchici vogliono fare la rivoluzione sociale, e nelle zone da loro controllate instaurano nuovi rapprti sociali. “Non condividevo le loro idee, ma in vita mia ho incontrato poche persone magnanime e generose come gli anarchici.” Durruti é uno di loro. “Sono contrario alla disciplina da caserma che porta alla brutalizzazione. Per me disciplina significa badare alla propria responsabilità e a quella degli altri.” Il PCE è appiattito sulle posizioni dell’Urss che vuole in Spagna un governo borghese parlamentare, e per ottenerlo bisogna impedire a ogni costo la rivoluzione sociale. Quindi i nemici da annientare per primi sono gli anarchici e i comunisti non stalinisti. Una pallottola sparata da mano ignota uccide Durruti. “Eravamo tutti convinti che non fossero stati i fascisti, ma i nostri nemici della nostra stessa parte.” Il mistero mai chiarito non cambia nulla alla situazione di una guerra nella guerra, come si vede tra il 3 e il 6 maggio 1937 quando a Barcellona le truppe repubblicane compiono un massacro di anarchici e comunisti non stalinisti, regalando alle forze golpiste un vantaggio fondamentale. Il 29 marzo 1939 Franco entra a Madrid, la guerra civile é finita e comincia la “feroz matanza”. Enzensberger ha cercato gli anarchici spagnoli sopravvissuti negli anni successivi. Florentino Monroy a 75 anni esegue riparazioni negli antichi castelli francesi. Ricardo Sanz, già sindacalista in una fabbrica tessile di Valencia, vive solitario in un casolare della Garonna. Federica Montseny tiene in ordine il quartier generale della CNT in esilio in un vecchio cortile di Tolosa. Gregorio Jover forse é ancora vivo da qualche parte dell’America Centrale. “Non si commiserano. Non si pentono. Sanno di avere commesso errori, ma non ritirano nulla. Gli antichi uomini della rivoluzione sono più forti di tutto ciò che é venuto dopo di loro.” Buon ascolto.




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