Missionario viene ucciso a colpi di frecce da una tribù delle isole andamane: una riflessione sui popoli non civilizzati

 

Il 17 novembre il giovane americano John Allen Chau raggiunge l’isola di North Sentinel (situata nell’Oceano Indiano) con l’intenzione di fronteggiare quella che definisce nel suo diario “l’ultima roccaforte di Satana”. Da fervente cristiano, aveva infatti pianificato di convertire una delle tribù di cacciatori-raccoglitori più inavvicinabile del mondo, quella dei Sentinelesi, divenuti famosi per la loro ostilità e diffidenza verso chiunque si avvicini alla loro piccola isola. Non ha fatto eccezione la visita del missionario, che, appena sbarcato, è stato accolto a colpi di frecce, e dunque ucciso. Per la stampa mainstream, questa è stata l’ennesima occasione per puntare il dito contro gli abitanti di North Sentinel, accusandoli di essere dei selvaggi violenti ed assassini, che, avendo sempre rifiutato i luccicanti doni e privilegi della nostra civiltà, si ostinano a vivere in modo “arretrato”.

Ma è davvero questa la verità? I Sentinelesi, secondo il nostro stereotipo dei popoli primitivi, soffrono veramente la miseria e la fatica di non aver accettato il progresso della civiltà?

Il loro stile di vita così in sintonia con la natura circostante (che ha permesso loro di resistere indenni allo tsunami del 2004) e la loro struttura sociale non gerarchica è davvero un sintomo di infantilità sociale e di modi di sussistenza ormai sorpassati?

I loro attacchi a colpi di frecce sono la manifestazione di una natura violenta ed aggressiva o piuttosto la legittima autodifesa di un popolo che da almeno 30 000 anni vive su quell’isola e che ha capito di non avere nulla da guadagnare (ma solo da perdere) dal contatto con il mondo esterno?

Le risposte a queste domande possono venire suggerite dalla storia delle Isole Andamane, di che risultato ha portato la loro conquista da parte degli Inglesi, degli Indiani, ed infine del turismo di massa: dalle stragi fisiche alle morti per le malattie introdotte dai conquistatori, fino agli attuali “safari umani”, questo è ciò che le popolazioni circostanti hanno dovuto sopportare in seguito all’apertura (forzata o meno) verso la modernizzazione.

Con l’aiuto di Enrico Manicardi ripercorriamo la storia degli Andamanesi, per capire meglio che storia hanno avuto, chi sono oggi, come vivono e che cosa abbiamo da imparare da loro.

Una riflessione estesa, che comprende una critica radicale alla religione, al colonialismo (vecchio e nuovo), al turismo, alla scienza e molto altro. Per mettere in discussione quella fede cieca che riponiamo nella nostra civiltà, che viviamo come l’unico dei mondi possibili. Fortunatamente sul pianeta esistono ancora delle persone che ci ricordano che può non essere così.

Ascolta l’audio qui:

 




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