Bello come una prigione che brucia: il podcast del 17 settembre

 

Il 28 settembre si terrà una nuova udienza per le proteste messe in atto dalla prigioniera delle Nuove Brigate Rosse, Nadia Lioce, in merito alle proteste attivate contro le condizioni afflittive del 41bis.
Insieme a un compagno di OLGA torniamo a riflettere su questo processo e, più in generale, sulla tortura e il dispositivo disciplinante del 41bis: uno strumento “eccezionale” di cui possiamo osservare la progressiva contaminazione di altre componenti dell’apparato punitivo.

L’abbandono sanitario della popolazione detenuta si traduce frequentemente in una fisiologica condanna a morte per decine di persone ogni anno: sofferenze e decessi che, in molti casi, sarebbero stati evitabili con un maggiore accesso a visite diagnostiche e terapie adeguate, senza contare la distanza forzata dai propri affetti che si protrae anche per chi è in fin di vita. Anche in questa puntata parliamo di alcune di queste storie, in cui le responsabilità e le colpe si spalmano strategicamente nel labirinto delle gerarchie burocratiche che assolvono i singoli gregari; la morte di una donna, Elisabetta Tesan, prigioniera nel carcere femminile della Giudecca (Venezia), ci consente anche di ricordare gli stupri avvenuti in quella struttura, proprio ad opera del medico carcerario, che ha risolto la vicenda patteggiando una condanna a 18 mesi.

All’alba del 15 settembre ha inizio un’operazione repressiva tesa a colpire un compagno sardo, Pierluigi Caria, recentemente tornato dal conflitto e dalla resistenza in Rojava. Si tratta della prima occasione in cui il 270bis, reato di associazione sovversiva con finalità di terrorismo, viene applicato contro chi, come decine di compagne e compagni anche in Italia, ha scelto di partire e combattere per rivoluzione del Confederalismo Democratico e in contrasto al fascio-jihadismo.
Una modalità di intervento repressivo già messa in atto da altri stati occidentali, con evidenti connotazioni politiche e di monitoraggio delle realtà che solidalizzano con la resistenza e l’autodeterminazione del popolo Kurdo. Cercheremo di confrontare questo episodio con altre inchieste che hanno coinvolto cosiddetti “foreign fighters” italiani, dai mercenari-contractors ai fascio-leghisti partiti per il fronte del Donbass.
Ne parliamo con Luigi, redattore di radio Blackout ed autore del documentario Binhet-Sotto il confine.

Riagganciandoci alla violenza strutturale dell’apparato carcerario ne discutiamo insieme a Sandra dell’Associazione Yairaiha Onlus, focalizzandoci sulla doppia narrazione delle aggressioni messe in atto dalle persone detenute e sull’utilizzo strumentale e politico operato dai sindacati dei secondini, funzionale a contrastare ogni minima sottrazione del controllo totale che operano all’interno delle strutture detentive.

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