I Bastioni di Orione

Crisi di egemonia e guerre coloniali yankee,Trump cerca la soluzione bellica al declino economico irreversibile del modello americano.

venerdì 9 gennaio 2026

L’aggressione al Venezuela nonostante la dimostraziome muscolare è un segnale della crisi di egemo nia degli Stati Uniti che si trovano a fare i conti con una economia in affanno afflitta da un debito fuori controllo ,la deindustrializzazione,l’inflazione generata dai dazi applicati in maniera sconsiderrata,una bolla finanziaria incombente ,la svalutazione del dollaro. L’amministrazione Trump persegue la soluzione bellica come risoluzione delle tensioni economiche per imporre il dollaro come valuta internazionale ,forzando l’acquisto di debito americano che perde sempre di più credibilità sui mercati.
Gli Stati Uniti con l’attacco al Venezuela hanno dimostrato di voler controllare i flussi energetici globali di combustibili fossili allo scopo di creare le condizioni per condizionare la crescita della Cina divenuta un concorrente proprio nello scenario latinoamericano. Dalla fine della guerra seconda guerra mondiale il Pil americano rispetto a quello globale è passato da un 40% circa nel 1945 al 25% del 2025 ,la perdita delle capacità produttive e l’aumento della finanziarizzazione dell’economia con l’emersione delle bolle speculative hanno indebolito il ruolo del dollaro come valuta rifugio aprendo la strada ad un lento ma inesorabile processo di de-dollarizzazione negli scambi internazionali. La crisi di egemonia è affrontata con il ricorso ad una economia di guerra con il disfunzionale ipetrofismo della spesa militare che trova una entusiastica sponda in Europa sempre più vicina ad un coinvolgimento  diretto nella guerra contro la Russia. 

Ne parliamo con Alessando Volpi economista .

Persa la partita a Caracas, il Capitalismo si contrasta con oasi di confederalismo democratico?

Trump scompagina gli equilibri e, interpretando a distanza di due secoli la “Dottrina Monroe”, persegue esclusivamente i suoi interessi da cui discendono le scelte prive di etica e colme di retorica violenta che andiamo a commentare con Andrea Cegna. Così la guerra che il neofascismo americano scatena può non soddisfare le mire golpiste di una Destra venezuelana inetta e invisa, che vorrebbe tornare alle oligarchie di 40 anni fa; invece Trump si serve solo di fantocci locali, che siano bolivaristi o reazionari a lui poco importa. Con la consueta mancanza di pudore la White House assicura che stavolta i proventi del petrolio venezuelano andranno al popolo della nazione sudamericana, ma anche questa volta saranno altri a goderne: le aziende petrolifere in primis, che erano state marginalizzate dal chavismo, ma forse anche le élite militari bolivariane, quelle pronte a riciclarsi (Trump non intende ripetere l’errore fatto con i baathisti iracheni dopo Saddam). Per ora la vendetta di Machado è stata rintuzzata dall’agenda trumpiana che non la prevede e quindi anche quelle componenti della società venezuelana che sono uscite dalla povertà grazie alla rivoluzione di Chavez, in buona parte tradita dal madurismo, faranno qualsiasi compromesso pur di non venire ricacciate nella miseria.
Andrea Cegna ci conferma l’impressione che il precipitato del 3 gennaio sia stato così meticolosamente preparato che era impossibile immaginare un’altra evoluzione. A partire dal consueto canovaccio della War on Drugs; quello che stride rispetto alla consuetudine neoimperialista americana è la assenza di ipocrisia, perché nell’oceano privo di etica in cui nuota il sovranismo imperante non cambia nulla se si esplicitano le proprie mire coloniali e di sfruttamento, ogni aggressione e invasione, qualsiasi atto di pirateria è “legittimo”, come asserisce un lacchè come Giorgia Meloni. Questo per altro conferma che qualsiasi forma assuma lo Stato-Nazione è una truffa ai danni dei suoi sudditi e se si vuole contrastare la macchina repressiva, inarrestabile grazie agli accordi spartitori tra imperialisti, bisogna convergere ogni forma anticapitalista contro le manifestazioni imperialiste, avendo chiaro che gli obiettivi in questo senso dei governi chavisti in 25 anni sono falliti, perché ha continuato a sguazzare nel capitalismo più estrattivista, confermando il sistema, soltanto temporaneamente redistribuendo parte della ricchezza con più welfare.
E allora Raul Zibechi propone arche dove rifugiarsi che corrispondono un po’ ai territori di autogoverno di stampo zapatista (oasi dove rifugiarsi ai margini del capitalismo), considerando gli Stati-Nazione come strumenti nelle mani del Capitale.

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