Stretta repressiva e bloqueo cubano; restaurazione thailandese; Sahel nel caos
domenica 15 febbraio 2026
Dopo una decade di rivolte e tentativi di scuotere la società siamese da parte della Generazione del Milk Tea Movement è stata sufficiente una guerriciola contro la Cambogia per futili motivi perché il nazionalismo si riprendesse il paese attraverso elezioni che hanno visto l’imprevista vittoria del premier Anutin, monarchico e alleato naturale dei militari. Ci accompagna in questa analisi attenta Emanuele Giordana, come al solito attualmente in perlustrazione dello spirito attuale che pervade attualmente gli stati dell’Asean.
Altro sviluppo che fa prevedere una restaurazione è quello che sta trasformando sempre più in un apparato repressivo il regime castrista stretto dal bloqueo, ma anche dall’insipienza della geriatrica dirigenza del tutto sorda alle istanze dei giovani e ai bisogni minimi di sopravvivenza della popolazione alla fame, all’indigenza, impossibilitata negli spostamenti minimi, dopo aver esaurito tutti gli espedienti per una resilienza davvero eroica contro l’imperialismo e difendendosi dalla corruzione del sistema ancora peggiorato dalle riforme. Spinti da una corrispondenza con Piergiorgio, un compagno da tempo a Cube, abbiamo analizzato con Andrea Cegna la situazione e le possibili evoluzioni .
La paura del nuovo, mescolata alla retorica bellica derivante dallo scontro con la Cambogia, ha portato nelle urne thailandesi la restaurazione, dopo le contestazioni del Move Forward, poi divenuto Partito popolare in seguito alle manovre filomonarchiche del resto delle forze politiche, che in questa tornata hanno imbrigliato i giovani del cambiamento con un voto di pancia attratto dalle sirene della stabilità, come ci racconta Emanuele Giordana, attualmente in perlustrazione nei paesi dell’Asean.
Sarà l’ennesimo episodio dello spostamento a destra del mondo sull’onda nazionalista, o forse l’incapacità di intercettare i bisogni in un momento di incertezza, con una grave crisi economica e di sviluppo della società thailandese, colpita anche nella sua industria turistica in diminuzione e condita da una difficoltà immobiliare rappresentata da migliaia di alloggi invenduti anche a causa di salari che non seguono le spirali inflattive che hanno prodotto uno dei maggiori indebitamenti delle famiglie asiatiche, così il risultato è un premier che si allea con militari e monarchia e finirà con il gestire anche la riforma costituzionale richiesta dal referendum richiesto dai progressisti, ma sarà sicuramente annacquata dalla nuova costituente di destra, che non ha alcuna intenzione di riformare la costituzione che salvaguarda il potere della monarchia e dei militari; è probabile che la vittoria del partito filo-monarchico del premier Anutin Charnvirakul, il Bhumjaithai (Bjt), metta una pietra tombale sulle istanze di rinnovamento delle nuove generazioni.
Nazionalismo della mafia internazionalista: ritorno alle scam cities
La bolla edilizia probabilmente è riconducibile non tanto alla speculazione, quanto al fatto che sia frutto dello sfogo per lavanderie di denaro sporco, derivante da mafia, corruzione e scam city ancora attive e anzi… Emanuele è stato al confine, scrutando l’altra riva, e ha intuito che dietro al finto smantellamento delle città della truffa fervono le attività celate da una facciata fittizia; e dietro si innalza un’altra città.
«Il popolo cubano sta affrontando difficoltà materiali senza precedenti. Il blocco delle forniture di petrolio imposto dall’amministrazione protofascista di Trump fa sì che dal Venezuela e dal Messico non arriva una goccia di petrolio. Sono stati sospesigli interventi chirurgici negli ospedali. Fa molto freddo e i blackout sono continui. I trasporti sono tagliati. Il cappio al collo imposto a Cuba dal 1962 dagli USA, attraverso un criminale blocco economico, commerciale e finanziario, si stringe per destabilizzare economicamente e politicamente l’Isola… In questa situazione la stragrande maggioranza della popolazione cubana resiste, difende con tenacia le sue conquiste e non vuole arrendersi ai piani di dominio degli imperialisti yankee. Di fronte alle minacce, ai ricatti e all’aggressione che subisce il popolo cubano, non si può nascondere la testa e chiudere gli occhi.». Così “Scintilla”: tutto condivisibile da 65 anni. Ma ora forse è troppo ciò che è rchiesto al paziente e vessato popolo cubano: perché dovrebbero immolarsi a una causa persa in ogni caso, ormai vestigia di una grande epica tradita dal regime stesso: da Raul detentore decrepito di un’idea rivoluzionaria buona nel secolo scorso, da Diaz-Canel che chiede ai cubani sotto assedio, embargo, affamati, senza propellente per muoversi… una “resistencia creativa”. Ma cosa possono ancora inventarsi per sopperire alle mancanze ideologiche e contrastare la ferocia del peggior fascista al soldo del capitalismo imperialista che i gusanos possano scherare?
Los Cubanos queremos libertad para Cuba, no migajas
A fronte della subdola operazione di Trump, Cuba non può essere un nuovo mondo diverso possibile con la repressione e la censura; ma il popolo cubano può sognare di non abdicare all’internazionale fascista e ribellarsi al regime… da un punto di vista libertario? Nonostante l’isolamento, le finzioni di aiuto da Mexico e altri paesi, dall’esterno non si potrebbe aiutare a far esplodere la ribellione contro tutti gli oppressori?
Dopo aver ascoltato un lucido reportage di Piergiorgio, un compagno che si trova da tempo all’Avana, nel quale elencava le reali condizioni di vita e di esistenza nell’isola, denunciando episodi di repressione dell’ovvio dissenso, abbiamo cercato di capire con Andrea Cegna quali vie di uscita può scovare la fierezza antimperialista dei cubani non ancora regalati all’internazionale fascista dalla repressione sempre più costrittiva del governo castrista, tanto più vessatoria, quanto maggiore è la stretta dei gringos e l’isolamento.
La regione del Sahel continua a essere uno dei teatri più instabili del continente africano. Le principali cause della cosiddetta “crisi saheliana” non sembrano infatti essere state risolte. Gli avvenimenti degli ultimi mesi hanno confermato una generalizzata instabilità politica e istituzionale, economie fragili aggravate da insicurezza alimentare e cambiamenti climatici, insufficiente contrasto regionale alla proliferazione di gruppi armati jihadisti. Questi fattori s’intrecciano con profonde tensioni sociali,perdurando lo scontro tra i cascami delle vecchie élite legate agli interessi francesi e le giunte sovraniste al potere.
In Burkina Faso la giunta Traorè ha messo fuori legge i partiti, scioglimento che è stato formalizzato con un decreto del Capo dello Stato. L’argomentazione del governo secondo cui la politica di parte ha contribuito alla disgregazione del tessuto sociale trova un pubblico ricettivo tra la popolazione in generale e le élite che, per un certo periodo, sono rimaste ai margini del potere senza la possibilità di partecipare . Ma lo scioglimento dei partiti politici non significa necessariamente la loro scomparsa , ma apre le porte a una ricomposizione e a un rinnovamento forzato della classe politica nei prossimi anni. I tre regimi militari (Burkina Faso, Mali e Niger) che si sono ritirati dalla CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale) per costituire un’organizzazione regionale alternativa l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), hanno tutti deciso di sciogliere i partiti e le organizzazioni politiche nei rispettivi paesi.
Intanto in Niger un attacco su larga scala ha colpito l’aeroporto della capitale danneggiando strutture miitari e civili .La giunta di Tiani ha accusato la Francia e i suoi alleati Costa D’avorio e Benin mentre l’attacco è stato rivendicato dagli insorti jiadhisti .
Per comprendere le complesse dinamiche saheliani abbiamo parlato conAlessio Iocchi studioso di storia e sistemi politici africani contemporanei.
