Emergenza climatica e disastri ambientali: un’opportunità di militarizzazione

Con l’inasprirsi della crisi ecologica, gli eventi atmosferici violenti ed estremi diventano sempre più frequenti e rendono, col passare degli anni, sempre più inospitali alcuni territori: innalzamento delle temperature, siccità, alluvioni, desertificazione ed erosione dei suoli modificano profondamente l’aspetto di molte zone del mondo, a tal punto da renderle invivibili e da costringere le persone ad emigare. E’ questo il caso di milioni di profughi climatici, provenienti soprattutto dei paesi del sud del mondo, che, per quanto riguarda l’Europa, sono condannati a rimanere in un limbo legislativo che non riconosce loro lo status di rifugiati, dimostrando la completa incapacità del mondo occidentale di affrontare un’emergenza di questo tipo.

La questione ambientale non è un problema a sé stante, ma comporta inevitabilmente ripercussioni politiche e sociali di grande importanza, come possono essere le guerre, i conflitti e le rivolte. L’hanno capito da tempo anche gli stati ed i loro eserciti, che negli ultimi decenni si sono interessati molto al campo della gestione delle catastrofi: dai terremoti alle alluvioni, ce lo insegna la storia italiana, i disastri naturali sono delle occasioni d’oro per militarizzare territori e sperimentare nuove forme di controllo e repressione. Se eventi di questo genere andranno dunque ad aumentare, bisognerà tenere in conto che la gestione di essi avrà proprio queste caratteristiche, chiudendo ogni spiraglio di possibilità di autogestione, mutuo soccorso e solidarietà orizzontale.

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