Haters: invecchiamenti noise

MICHIGANNOISE

Interessante 2013. Come cani zombie affamati di luce riemergono dalla fetida discarica del noise di Ann Arbor, Michigan, i Wolf Eyes, paladini negli anni 90 della peggiore bedroom music americana, farmacisti di una ricetta avvelenata a base di furore noise e manipolazioni estreme della materia industriale. A far da contraltare ad una carriera che nessuno gli avrebbe mai augurato, Aaron Dilloway e John Olson sono stati a modo loro degli eroi (anche solo per il fatto di essere ancora vivi). Avere lasciato un segno così profondo nella music culture più antagonista è il loro primo pregio, seppure spesso offuscato da una creatività ipertrofica al servizio di produzioni vicine alla merda più assoluta. Schizzi, botti, clangori. Era il noise fm più trucido, quello per intenderci di pervertiti come Nautical Almanac, Hair Police (del fuggiasco Connelly), Haters, Vegas Martyrs, Kevin Drumm e compagnia infestante che sono riusciti dio solo sa come a far uscire da una cantina del michigan e traghettare addirittura su sub pop. Dopo un silenzio di qualche anno (e diversi viaggi di Dilloway in Oriente…)tornano con un disco a fuoco lento, che brucia su onde corte e spinge un certo tribalismo da droghe sintetiche. Sono lontani i furori della Hanson Records di metà anni 2000 (chi ci è stato sa cosa sto dicendo…) ma sono anche lontani i tempi della blank generation noise di Olson e Dilloway. Che Aaron si sia bruciato completamente non c’è dubbio, non serve neppure l’antidoping; però No Answer: Lower Floors è un disco che fa paura per quel gusto di reunion tra ex serial killer ora dediti ai lavori socialmente utili. Se il noise doveva marcire, si è imputridito a dovere e che gli infedeli dicano pure che è solo rumore… Dall’altra parte d’america dire noise a metà anni 90 voleva dire Pisspounder. La scena losangelina era decisamente più punk, meno legata all’estetica del rumore puro. Dalla compilation fondamentale su DeathBomb Arc uscirono i Foot Village, strana miscela di urla barbariche e percussioni spappolate, nell’estetica di un barbonesimo musicale da tribù dei piedi neri. Una specie di avanposto punk in terra di mezzo, classico scenario rulotte abbandonate, cavalcavia, sporcizia. Ebbene, da quella vergognosa apparizione è passato parecchio tempo e il 2013 è tempo di riscoperta anche per Foot Village. Complicità assicurata anche dall’ottima Northern Spy una vera e propria antenna radar dei segnali che provengono dall’infimo sottosuolo d’America (vedi anche il magnifico disco dei Neptune dell’anno scorso) . E il cerchio si chiude, come a dire che le cose buone in cantina…migliorano invecchiando…




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