Insetti cibo del futuro? Anche no

“Gli insetti sono il cibo del futuro! Con il loro alto contenuto proteico e grazie ai loro allevamenti eco-sostenibili potranno risolvere i problemi della malnutrizione, della fame nel mondo e dell’inquinamento atmosferico.”

Sul filo di queste parole d’ordine si muove da alcuni anni la propaganda che mira a stravolgere l’alimentazione occidentale in favore di un’introduzione sempre più massiccia di insetti all’interno dei nostri piatti. Per una cultura come la nostra non è facile passare oltre al ribrezzo che alcuni degli insetti proposti (larve, cavallette, formiche) suscitano in molte persone, ed è per questo che a spingere per una scelta alimentare del genere è necessario che vi sia qualcosa di più forte del semplice piacere del palato. In perfetta armonia con la retorica green di un capitalismo “ecologico”, questi animali diventano la panacea di tutti i mali e delle ingiustizie che affliggono il pianeta: si sostiene che la fame nel mondo e il disastro ambientale dovuto al costante aumento di emissioni di CO2 non siano rispettivamente un problema di distribuzione iniqua delle risorse gestite da un sistema economico ingiusto ed una conseguenza di un sistema di sfruttamento mortifero della natura, ma una semplice questione di scelta alimentare. Banalizzando tali problemi senza mai mettere in discussione il mondo che li produce, le aziende che stanno puntando alla vendita di prodotti alimentari derivanti da insetti (accuratamente “mimetizzati” in farine, biscotti, crackers, pasta, ecc) partecipano a fiere del gusto e rilasciano interviste pubblicitarie per mirare con questa retorica alla sensibilità “ecologica” dei consumatori, apparentemente tanto risvegliata quanto poco radicale in questo ultimo periodo.

Dal punto di vista etico gli insetti suscitano rinomatamente poca empatia, rischiando di aprire la porta anche ad una clientela che finora aveva boicottato i prodotti di origine animale. E che dire della visione di un mondo pervaso di allevamenti di insetti se questi rimpiazzassero gli attuali animali “da fattoria”? Cosa succederebbe se ci fosse, come è inevitabile che succeda, una fuga di massa di anche solo un migliaio di cavallette nei territori circostanti un allevamento? Scenari da piaghe bibliche si aprono nella nostra mente…

Insomma, abbiamo cercato di smontare la retorica green di questa nuova moda alimentare nella rilassata puntata del primo gennaio, introducendo l’argomento con la notizia di un esperimento russo in cui alle mucche di un allevamento sono stati applicati dei visori della realtà virtuale per far visualizzare loro prati fioriti e visioni ambientali piacevoli, così da far produrre loro latte di migliore qualità.

Buon ascolto




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