Ketamina e polizia, sorveglianza e mascherine

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Alcuni estratti dalla puntata di Bello Come Una Prigione Che Brucia del 7 settembre 2020

 

Grazie alla testimonianza di Joseph Baker, sanitario in forza a un reparto di pronto intervento medico, è emerso quanto le forze dell’ordine statunitensi facciano ricorso ai paramedici per effettuare iniezioni di ketamina funzionali alla sottomissione dei fermati. Una pratica che sta moltiplicandosi negli ultimi anni e che rimanda una sorta di nuova frontiera nelle armi “less-lethal”: tra il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e il taser-chimico.

 

Alcune informazioni diffuse grazie ai BlueLeaks, una mole di dati delle forze dell’ordine statunitensi resi pubblici dal gruppo di hacktivisti DdosSecrets, ci consentono di osservare la proeccupazione del DHS (il Dipartimento di Sicurezza Nazionale) per l’interferenza generata dall’utilizzo diffuso delle “mascherine covid” con i programmi di riconoscimento facciale. Oltre a suggerirci alcune semplici riflessioni sul conflitto “geo-tecnologico” tra Cina e Usa per lo sviluppo di Intelligenze Artificiali applicate – anche – alla sorveglianza di massa, visto che il colosso asiatico aveva già da marzo annunciato la risoluzione del problema mascherine/riconoscimento, la preoccupazione delle forze di sicurezza statunitensi indica quanto, al netto del dibattito sul riconoscimento facciale, questo sia diventato uno strumento prioritario nel governo della popolazione. A margine, alcune anticipazioni sul ruolo che Microsoft sta ricoprendo nel plasmare le nuove forze di polizia, sempre più connesse e interfacciate ad algoritmi predittivi e Internet delle Cose (spoiler della prossima puntata).

 




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