La percezione dello sfruttamento animale tra assuefazione e politicizzazione

liberation front

Un breve ripercorrimento dei cambiamenti socio-culturali che hanno interessato l’ambito della produzione animale: allevamenti e macelli, prima inseriti nelle dinamiche urbane, vengono individuati a partire dal XIX come centri di nocività e infezione a causa dei miasmi provenienti dalle secrezioni e dagli escrementi animali. Il senso dell’olfatto gioca, in questa storia, un ruolo privilegiato, rappresentando il motore di cambiamenti urbanistici e legislativi che, informati dalle nuove teorie mediche e batteriologiche, “civilizzano” i luoghi di sfruttamento e uccisione animale rendendoli adatti alla nuova mentalità igienista che caratterizza la modernità. In questo caso, la trasparenza che a gran voce molte realtà antispeciste esigono dalle aziende di macellazione e lavorazione della carne potrebbe celare un intimo autocompiacimento per la raggiunta pulizia, igiene e “civiltà” con cui si perpetua quella che rimane inesorabilmente una violenza contro gli animali. L’uccisione animale si trasformerebbe in una messa in scena, le sue modalità tecnologizzate e igienizzate il fiore all’occhiello della società del progresso.

DallLa Danimarca non ha approvato la legge per abbattere i ...‘altra parte, spesso la vista delle atrocità compiute per mano umana sugli animali addomesticati può innescare processi di politicizzazione: come nel caso dell’abbattimento di massa dei visoni, allevati per la produzione di pellicce, avvenuto l’autunno scorso a causa dell’emergere di focolai di Covid. In questo caso, la lontananza dei luoghi di allevamento e uccisione animale incoraggia l’invisibilizzazione di ciò che è meglio non far vedere; e in questo caso, la diffusione di foto, filmati e testimonianze in rete ha contribuito a stimolare la sensibilizzazione collettiva riguardo all’etica del rapporto con il non-umano.

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Radio Blackout 105.25

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