L’ALTRA FACCIA DEL BOOM – LA PERLA DI LABUAN 1/3/2019

Riccardo

“Quando un uomo parcheggia la Citroen con dentro una valigia con una ventina di chili di cianuro, quell’uomo non può essere tanto sciocco da credere che le studentesse vadano in giro con i libri a mezzanotte.” E’ l’incipit di uno dei racconti scritti da Giorgio Scerbanenco tra il 1966 e il 1969, anno della sua morte. Sono gli anni del boom, grazie alle rate chiunque può permettersi l’automobile, in ogni bar ci sono flipper e juke-box, nel 1954 iniziano le trasmissioni televisive regolari (un solo canale che nel 1961 diventano due), le spiagge di Albenga, Alassio, Riccione e Fregene si coprono di ombrelloni e sedie a sdraio. La povertà é lontana e sembra vinta per sempre. Ma uno scrittore ricorda ai suoi lettori che il boom ha una faccia nascosta. “Nessuno poteva immaginare quanto pesasse una valigia con cinquanta milioni di lire in dollari. Nel caso fosse stato seguito da un poliziotto, sparare subito. Lui era pronto.” Giorgio Scerbanenco nasce a Kiev da padre ucraino e madre italiana. Quando arriva in Italia comincia a scrivere racconti rosa, ma presto scopre che il colore nero lo ispira di più. “Si mise la rivoltella in bocca e tirò il grilletto per uccidere se stesso e la bestia che aveva dentro.” Cuore Infranto è il nome di battaglia di un comandante partigiano che deve assistere impotente alla strage dei suoi ragazzi. Finita la guerra crede che Cuore Infranto sia morto dentro di lui e si mette a trasportare pacchi di cocaina, fino al giorno in cui si trova faccia a faccia con il capitano delle SS che eseguì la strage. “L’ex capitano ormai era un tizzone carbonizzato. Cuore Infranto raggiunse la sua signora Lara. Adesso che era fatta, poteva dirglielo.” Questo e altri racconti, tutti improntati all’amarezza e al pessimismo negli anni dei flipper e dei juke-box, costituscono l’antologia “Milano calibro 9”. Da alcuni di essi furono realizzati film dai registi Fernando Di Leo e Duccio Tessari. Buon ascolto.




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