Le musiche incredibili dei bambini

A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino. Se Picasso ha ragione, e ce l’ha sicuramente, questa verità vale per qualunque “arte”. I bambini, dal canto loro, sono outsiders nati, liberi e incontrastabili nel loro anelito. E questo non c’entra solo con il cagarsi addosso o con l’imparare a parlare farfugliando rumori incomprensibili. E’ relativo ad una necessità di esprimersi nella quale sta tutto il ruolo di una corretta educazione: fenomeno complesso che non può prescindere dall’ascoltare, in modo continuo, questa necessità del cucciolo d’uomo. D’altronde Il “fanciullino” che vive in ciascuno di noi, potenti e sbirri compresi, da qualche parte deve pur uscire ed è meglio che lo faccia in giovane età, per non rendere poi più complesso l’esercizio di questa “libertà naturale” nell’età adulta.
Parlando di musica, sfondiamo una porta aperta. Là dove il bambino è stato libero di sporcarsi le mani, ne sono usciti i capolavori. Non è un caso che i dischi più sfrontati e rivoluzionari del free jazz, ad esempio, mettano a nudo l'”homo ludens” che abita nelle teste dei compassati musicisti d’avanguardia. Un buon pretesto, quello della libertà creativa, per ascoltare i bambini con grande serietà. I migliori sistemi scolastici del mondo (quello britannico per esempio) hanno da sempre dato importanza assoluta alla musica, intesa come svago e ricerca. La creatività dei bambini e dei ragazzi come serbatoio di energie da veicolare assolutamente.  Ascoltando i bambini, è facile comprendere gli uomini, le loro paranoie e quelle invidiabili macchie sulla coscienza che spesso li costringono a rispettare, loro malgrado le cosiddette regole del mercato.
Carl Orff, uno dei più grandi compositori del 900, ha dedicato la sua vita a far cantare i bambini. Johnny Trunk, quel pazzo, ha messo il suo orecchio indiscreto nelle registrazioni delle scuole medie inglesi dalla metà dei 50. Alla Langley School in Canada hanno ricantato Bowie e i Beach Boys. Tre dischi, tre storie. Tre esperienze d’ascolto che ci trasportano attraverso le ere della musica: Non è audace paragonare questi esempi dicografici a saggi via via di jazz, musique concrete, rumorismo, sci-fi music, indie rock lo-fi, gospel. Bruno Munari diceva: C’è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri. Yuppi Yeah. E comunque sarà un trip.




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