le poesie dell’olmo

liberation front

La poesia sociale nasce a cavallo del 1900 in seno alla miseria e alle lotte che il sistema industriale stava creando in ogni parte del mondo, e trova in Pietro Gori il suo massimo esponente.  Da sempre la poesia ha accompagnato i moti di rivolta dei popoli e i desideri di libertà degli individui, ma solo con l’Urlo di Ginsberg, e la rottura della metrica chiusa, la poesia diviene accessibile a tutti. Nella seconda metà del secolo la poesia sociale si dirama in due tronchi, uno legato alle istanze civili che trova in Neruda la sua penna più rappresentativa, mentre l’altro si sviluppa pari passo alle lotte sociali e di liberazione.

la poesia sociale è un mezzo d’espressione in seno alle lotte e può combaciare con tutte le altre forme artistiche e d’azione, così, in egual misura, anche i movimenti dovrebbero riuscire a intersecarsi, a trovare punti comuni per la liberazione totale. L’antispecismo, come le varie istanze di liberazione, non devono ghettizzarsi ma convergere senza per questo snaturarsi. La poesia di liberazione totale le abbraccia tutte trovando nel capitalismo e nello Stato i nemici comuni contro cui scagliarsi.

Oggi nuovi movimenti, soprattutto ambientalisti, godono di una forza globale, ma continuano ad appellarsi ai governi per chiedere leggi risolutive. Ma nuovi diritti sanciscono un rinnovato compromesso con chi ci governa, mentre la liberazione totale pone il disaddomesticamento di noi stessi e la ricerca dello sviluppo delle individualità, poichè solo l’autodeterminazione dell’individuo è la base di una società senza padroni.

L’individuo che cerca la sua libertà nello sguardo verso l’altro, perchè comprendendo le difficoltà e le differenze altrui comprende se stesso e scopre il suo significato di libertà. Una parola, Libertà, che non ha dogmi  ne giustezza, essa è calibrata dall’esperienza individuale e non può essere predeterminata da un gruppo nè tanto meno dalla legge.

Oltre a tutto quel che si può scrivere c’è l’indicibile, ossia l’esperienza reale, carne e sangue, la forza dirompente dell’emozioni. Ciò che è reale difficilmente lo si può raccontare. E gli anarchici sono strettamente legati alla realtà, alla concretezza, ed chi più li taccia di utopismo più li teme.

Queste ed altre riflessioni nascono dalla lettura di “Poesie dell’Olmo” (editions du monde libertarie), ne parliamo con l’autore Olmo

 




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