Less is More. Uno + Uno

Continuano le indagini del commissario Stoppardi sull’uno. Dalla tradizione medievale, fino alla logica binaria, dal tennis all’improvvisazione, infinite sono le soluzioni che si possono ottenere sfruttando numeri bassi. Ho sempre amato i solisti (non solipsisti) e ancor di più i duetti. Questa è la ragione per cui ho scelto questi dischi.

Colin Stetson & Sarah Neufeld – Never were the way she was [2015]
Già ho detto molto, siamo anche riusciti ad ascoltarlo la settimana scorsa. Gigante come una montagna ed imprevedibile quanto i fiumi che vi scorrono impetuosi, questo è un disco fatto con il corpo umano. Microfoni a contatto, respiri circolari, perfino i battiti del cuore. Poi ci sono gli ottoni di Stetson e il violino della Neufeld, motori di lirismo. Non ascoltatelo, fatevelo FRANARE addosso.

Oorutaichi – Drifting My Folklore (2007, ristampa 2015)
Il suono uscito dalla forgia rovente degli anni 2000 e immortalato nell’elettronica psyco-delica di Animal Collective, prese ad un certo punto la strada verso oriente. Outsider assoluto, collaboratore di Ruins e Keiji Haino, Oouritachi ha preparato sempre la solita minestra ma da vero chef surrealista ha dato agli ingredienti sapori nuovi. Questo dischetto arriva perfetto per la primavera con i suoi coretti sballati e un denso sapore ritual che esce tra le campane, sgomitando con i sequencer midi, tra trilli digitali e preghiere zen. Un’allucinazione perfettamente orchestrata usando sapienti cambi di tempo. Il resto lo lascio al vostro ascolto: l’unica certezza è che siamo sulla strada verso un indefinito “futuro”.

Jim O’Rourke & Oren Ambarchi – Behold [2015]
Lui si è trasferito in Giappone da anni, dopo aver rivoltato come un calzino l’underground indie a stelle e striscie si dedica alla sperimentazione con gioia e curiosità. L’altro è australiano e bazzica da sempre sull’isola di Onkyo. Sto parlando di Jim o Rourke e Oren Ambarchi e ne parlo con devozione, conscio dell’unicità nelle traiettorie percorse da questi musicisti e della impossibilità di descrivere cosa suonano. Si mettono a pari in questo “Behold”, due lunghe meditazioni in punta di piedi tra elettroacustica e krautrock. Nient’altro da dichiarare se non il loro genio, come diceva Oscar Wilde.

Joana Sa & Luis Jose Martins – Almost a Song [2013]
Confortevole una casa in miniatura. Dove alla mancanza di spazio si può supplire con l’ammore. Due sperimentatori portoghesi di alto bordo riescono a trovare equilibri impro-babili attraverso passaggi minimi con suoni minuscoli: in una casa dove è tutto ordinato nella apparente casualità dei depositi tonali, una chitarrina qui squittisce, là un toy piano suona una melodia in minore. Niente più. Non è facile scolpire uno spazio delicato senza smielare. Qui ci sono sapienza e fantasia in abbondanza. Parva sed apta mihi.

Roger Turner & Otomo Yoshihide – The Last Train [2015]
Prendono l’ultimo treno da Tokio questi due signori nel febbraio del 2013. Possiamo goderne oggi il resoconto attraverso questa pubblicazione di Fataka. Continua il ciclo less is more con una prova in duo dal peso specifico tipo piombo. Kit ridotto all’osso, senza sbraitare mai riescono a piegare il silenzio, spostare grosse masse di suoni minuscoli e perfino a risultare melodici. Impro di altissima fattura, per chi cerca ancora risposte, trovando negli enigmi sonori altrettante continue domande.




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