M-pop dalla valle delle rose

Outsider Music con orgoglio presenta una serie di speciali ancora più speciali

Orchestre Senhaji Vol2

Quali musiche sono la NOW music in Marocco? Mi chiedo: c’è vita oltre la gnawa? Ci sono alternative al guimbri? E la risposta, come sempre è sconvolgente. L’etnomusicologo che è in me rimane sconvolto. Dovremo programmare al più presto una missione nella valle delle rose, mi dico.

In uno dei paesi più incantevoli del nord africa, grazie anche ad un Re surfista e magnanimo ed al bel clima che favorisce il turismo, le cassettine sono ritornate di moda. Anzi, non sono mai passate. Ma scordatevi la spiritualità Gnawa di un Mohammed Rouicha o di Paco Abderramane. Dimenticate gli ammiccamenti all’ascoltatore europeo o la tipica dimensione acustica (vedi la puntata su Amnat Azawan da Guelmin).
Questa è puro M-pop all’ennesima potenza, una bomba multi-kulti mista tra il suono di un’orchestra da matrimonio, un rave nel desertoe una vendita al mercato. Ipnotico, glitterato e per niente austero, vi proponiamo un viaggio al neon, nel lato illuminato e più posh di questo oriente che guarda oltre il mediterraneo. Una forma di musica che ammicca al benessere ed al “progresso” europeo ma lo fa in low-quality, con i mezzi e le risorse locali. Attenzione: ben lungi dall’essere un vorrei ma non posso questo è anzi un suono globalizzato ma profondamente antiglobale, cresce
nelle tv musicali, nei souk pieni di spezie, nelle sale decorate con il tadellak; usa l’arabo per proteggersi dall’esterno e per diffondersi a macchia d’olio rinnega il cd, tanto più che sulle mercedes che circolano in marocco il lettore non è previsto che il vano cassetta. In questo casino le female singers cantano la loro emancipazione, le orchestre in autotune scaldano le platee tra un battimani e un joint.

In poche parole dagli anni 80 è nata
una real moroccan music, che mescola aggressività world al classicismo della tradizione sena nessuna voglia di farsi colonizzare ancora, quanto più di colonizzare essa stessa. Violini e Viole elettrificate, sintetizzatori d‘accatto, sguscianti percussioni spesso fatte con programmi di drum machine che l’occidente ha rifiutato e soprattutto voci, ora urlanti, ora salmodianti, ora sintetiche, ora trattate, ora perse nell’eco del deserto.
E il povero pubblico europeo, vittima dell’austerità, si getta nel web per percorrere la via aperta dalla costa atlantica al Rif.

Indossate la vostra djellaba migliore perchè questo non è che il vol.1. Ritorneremo presto in Marocco, la mano tesa dell’outsider music stringe quella dei compagni berberi da Tefraut a Beni Mellal, da Kourigba a Casa.




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