Olimpiadi. La ginnastica di guerra di De Coubertin

A Londra sono in pieno svolgimento le Olimpiadi: le cronache parlano di gare e medaglie in un’orgia di esaltazione nazionalista in chiave “sportiva”.

Ma c’è l’altra faccia della medaglia, quella della repressione e del controllo, che stringono in una morsa la capitale britannica.

In perfetta sintonia con l’autentico “spirito olimpico” di Pierre De Coubertin.

Ne abbiamo parlato con Robertino, autore di un articolo sul settimanale “Umanità Nova” di cui vi riportiamo alcuni stralci.

Ascolta l’intervista: [audio:https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2012/08/2012-07-29-robertino-olimpiadi.mp3|titles=2012 07 29 robertino olimpiadi]
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La capitale britannica è reduce da un 2011 che il quotidiano The Guardian ha definito “l’anno più caldo della storia londinese dalla fine della Seconda Guerra Mondiale”, riferendosi ai cortei studenteschi e sindacali che ne hanno attraversato incessantemente le strade, alle acampadas di Occupy London e ai violenti riot dello scorso agosto. Il governo Cameron e l’amministrazione cittadina hanno allestito un’enorme macchina repressiva contro i guastafeste. Il dispiegamento di forze dell’ordine coinvolge più di 30 mila persone, di cui 7500 militari, con la città sorvegliata da elicotteri modello killer egg (già usati nella guerra in Somalia del 1993 e resi famosi dal film Black Hawk Down), missili terra-aria sui tetti, cani antiesplosivo, mezzi anfibi e fregate da guerra a spasso per il Tamigi, jet militari pronti a partire.

La polizia ha introdotto inoltre nuove misure cautelari, come l’Asbo (una specie del nostro Daspo per gli ultras) che vieterebbe l’accesso agli impianti sportivi del Villaggio Olimpico ed alle grandi cerimonie ospitate a Londra.
Il primo a fare le spese dell’Olympic Asbo è stato (già ad aprile) Simon Moore, un militante anarchico che aveva partecipato alla protesta contro la costruzione di un impianto olimpico nell’est della città. Il provvedimento gli vieta anche di trovarsi vicino a eventi di importanza nazionale come il giubileo di diamante della regina e l’apertura ufficiale del Parlamento, con la minaccia di finire direttamente al carcere in caso di inosservanza del divieto.
Nel frattempo, è scattata anche l’operazione decoro. Sono state allestiti dei grandi tendoni dentro i quali saranno alloggiati senzatetto, ubriachi e tossicodipendenti ed anche se la prostituzione non è reato in Gran Bretagna, le retate contro le lavoratrici del sesso nelle zone del villaggio olimpico vanno avanti ormai da settimane. Insomma, di tutto e di più per non disturbare il sacro Spirito Olimpico… Ma davvero lo Spirito Olimpico è così meritevole?

Le Olimpiadi nacquero nell’antica Grecia nel 776 a.C. e si tenevano ogni quattro anni nella città di Olimpia, dove continuarono a tenersi regolarmente per oltre dieci secoli per essere infine messe fuorilegge nel 393 d.C. dall’imperatore Teodosio I, assieme al Vescovo di Milano Ambrogio, dopo che il Cristianesimo era diventato la religione ufficiale dell’Impero Romano e i Giochi olimpici visti come una festa “pagana”. Fino a quando la Grecia non cadde sotto il dominio romano ed i Giochi non furono aperti anche a Romani, Fenici, Galli e altri popoli, la partecipazione era riservata a greci maschi liberi, che potessero vantare antenati greci (anche se si consideravano giochi “internazionali” poiché i partecipanti provenivano dalle varie città stato elleniche ed anche dalle colonie). Naturalmente, la necessità di dedicare molto tempo agli allenamenti permetteva solo ai membri delle famiglie più ricche di prendere in considerazione la partecipazione, ma i Giochi erano molto popolari tra i più poveri, dato che per tutta la loro durata venivano sospese le ostilità in tutta la Grecia durante la tregua chiamata Ekecheiria. Dopo quasi 15 secoli di interruzione, nel 1896 Pierre de Coubertin organizzò le Olimpiadi di Atene cambiando una serie di regole (potevano partecipare atleti di tutto il mondo, le olimpiadi si svolgevano in nazioni sempre diverse e dal 1900 avrebbero potuto partecipare anche le donne). Il barone Coubertin presentò il proprio progetto di resuscitare i giochi olimpici nel giugno del 1894, a Parigi, nel corso di un congresso di educazione fisica nel quale ci si sforzava di definire il concetto di «amatoriale». Coubertin era un politico estremamente nazionalista e interessato principalmente a questioni di pedagogia che contemplava con rabbia e dispiacere la decrepitezza e il degrado della capacità bellica francese, effetto della mancanza di addestramento e di capacità militari tra le truppe di leva. Nella stampa dell’epoca esisteva una vecchia formula, che diceva: «Waterloo non è stata conquistata sul campo di battaglia, ma sui campi sportivi di Eton». “L’educazione fisica della potente classe dirigente inglese aveva deciso le sorti della guerra,” ha scritto il saggista svedese Olov Enquist, “ più Coubertin rifletteva, più tutto questo gli pareva vero. La chiave della rivoluzione pedagogica si trovava proprio nella tradizione sportiva anglosassone. I francesi dovevano cominciare a fare altrettanto, praticando lo sport, per diventare imperialisti altrettanto valorosi. Coubertin (…) di fronte alle sempre più pressanti rivendicazioni rivoluzionarie della classe operaia pensava che sarebbe stato necessario offrire alla classe dei lavoratori nuove forme di rito, una specie di religione secolarizzata. Questa religione profana mondiale doveva servire a neutralizzare l’energia politica delle masse”. I primi Giochi si rivelarono un successo, ma i Giochi del 1900 (nella Parigi di de Coubertin) e del 1904 (a St. Louis) vennero inghiottiti dalle fiere internazionali all’interno delle quali si svolgevano, e ricevettero poca attenzione.
De Cubertin, comunque, non si perse d’animo e nel 1919, terminava la carneficina della Prima guerra mondiale, scrisse al Comitato internazionale olimpico: «Fatti recenti impongono nuove considerazioni. Lo sport è oramai l’ideale dei vincitori. È lo sport che ha permesso a Stati Uniti e Inghilterra le magnifiche improvvisazioni, e l’organizzazione di eserciti che non ci aspettavamo, prontissimi a prendere le armi. Dopo avere forgiato soldati tanto straordinari, l’atletismo ha saputo mantenere alto il loro valore nel combattimento, attenuando le loro sofferenze». Come dice Enquist, “ecco come si presentava l’idea olimpica, nuda, fredda, e corrotta. Lo sport come mezzo per ingrossare le fila degli eserciti, un mezzo di educazione paramilitare”. Le Olimpiadi degli anni Venti furono un crescente successo come partecipazione ed interesse del pubblico, ma il vero trionfo internazionale furono le olimpiadi del 1936 di Berlino. Il regime nazista in quella occasione mise in piedi una dimostrazione efficacissima, un rituale gigantesco che realizzava il sogno di De Coubertin dello sport come culto che legittima lo Stato e il sistema economico sulla base della loro efficacia. I giochi diedero grande prestigio a Hitler, anche perché fu proprio in occasione delle Olimpiadi del ’36 che i nazisti inaugurarono le prime trasmissioni televisive della Storia.
Da allora TV e Olimpiadi sono una sorta di binomio inscindibile che ogni 4 anni diffonde quello spirito olimpico che è fatto di religione della sottomissione ed educazione paramilitare di massa.




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