“Pour tous, par tous, avec tout e partout”. Rpt destruction party e altre gioie di puro nichilismo sperimentale

“Pour tous, par tous, avec tout e partout

C’era una volta la musica “ruock“. Chitarra, basso e batteria. il palco, il pubblico, il pezzo, gli applausi, bene, bravo bis.
Poi venne il ventesimo secolo, guerra, confusione, vapori e umori. Masse ineducate iniziano a smontare ogetti elettronici per il puro gusto dell’avventura. E fu il cappotto. Piano piano anche la musica ha posizionato sè stessa su vari gradini della scala sociale. Così quella colta e apprezzata dalle avanguardie più intellettuali ha scalato i primi posti, seguita dal jazz e via via a scalare verso gli inferi, nei gradi più bassi della mimesi performativa. Fuori dalla claustrofobia delle esecuzioni pilotate, dello spartito, del tra-la-la.
Verso l’inizio del XX secolo si inizia a smanettare, modificare, spippolare, rendere anti-convenzionale l’uso di normali apparati per la produzione di suoni. Rpt party è una situazione figlia della Parigi sperimentale ed elettroacustica che si è caricata sulle spalle tutto il fardello delle musiche rumorose, incomprensibili. Rpt party ha limato con la forza di un disco flessibile elettrico la stessa nozione di band:  Lo dice il motto: per tutti, da tutti, con tutte e ovunque: Chiunque può combinarsi con chiunque. E quello sarà il gruppo. Questa idea orizzontale e osmotica ha scoperchiato tombini a Copenhagen, fatto bollire pentole sonore Aarhus, distrutto tastiere di plastica a torino. Per non parlare di quando RPT diventa destruction night…

RPT è un gruppo che nasce a Nancy come laboratorio/collettivo di noisers per poi espandersi a Berlino e Copenhagen e pian piano oltre. Alla sua nascita, si definisce spurio e sempre aperto. Accetta chiunque possa produrre un qualsiasi rumore, spetezzo, urlo o barbarismo e sia disposto a condividerlo con altri, in incontri e combinazioni aleatorie e sconosciute fino all’ultimo momento.
E’ un passaggio dalla musica improvvisata o improvvisa ad un vero e proprio Mahyem, in grado di restituire in cambio la multi-polarità di questo sotto-mondo non domato, irregimentato o chiuso nelle scatole categoriali dell’industria musicale.
Nessun musicista può parteciparvi: c’è musica ma privata della sua dimensione da “dizionario”.
In una serata si possono sfidare terzo-mondisti e nuovi tecnologi, bordate noise senza senso, lacrime e risa. E nessuno sa nè dove si sposterà domani, nè chi sarà il prossimo Reaction Power Trio.

Rpt, appunto significa Reaction power trio e così ritorniamo al punto di partenza, come nel giuoco dell’oca. Perchè ad ogni serata, potrai incontrare almeno 1 RPT, ovvero un power trio nato dalla combinazione casuale di elementi, nato per l’occasione, capace di esplodere e sparire, come una stella morta, fino al prossimo party, dove dalle ceneri verà riformato in altro aspetto, con altre persone, altri rumori. Qualcosa a metà tra l’anarchismo distruttore di quella scena che oggi con devozione chiamiamo japa-noise e la radicalità assoluta di certi esperimenti custom del freejazz di scuola europea, però privata di qualunque intellettualismo, concettosità o scopo preciso.

RPT party naviga alla cieca, oggi a torino e domani chissà.
E le musiche?

Le musiche non sono musiche. Sono improbabili esperimenti di non professionisti che oscillano tra il tutto e il niente.
A rpt party puoi venire con il tuo microfono a contatto, infilartelo in gola e sputare via l’anima attraverso un distorsore che ti farà sembrare un growler.

Venerdì 27 marzo, rpt scende in città. per la seconda volta, benefit detenuti all’asilo okkupato.

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E chi suonerà:

PASTAFISSAN.. (primitive impro) A me piace l’impro, quella animalesca, giocosa, impossibile. Quella che “lo saprebbe fare un bambino”, quella che batte, picchia, sbotta, rotola. Musica primitive direttamente da ciò che la musico-terapia non vi ha mai detto.

BURST..(tritacarne)
un allegro duo torinese direttamente da minus-domine. E’ come se giocassero a tennis, solo che la pallina la metti tu che ascolti. E mentre i neuroni arrampicano la ruota cricetica per affacciarsi sul playground alla ricerca di un senso vero, questi due simpaticoni li prendono a schiaffi con una musica che non esiste.

CRAXI DRIVER..(noise socialista tra hammamet e la discariche umane di torino nord)
Bettino muore ad hammamet nel gennaio 2000, in un esilio che puzza di olio per abbronzatura spalmato su un cadavere. Poi si reincarna in un tassista assassino che ha modificato svariate tastiere non funzionanti per farti sentire in pericolo, perchè può resuscitare gli zombie della milano da bere. Ogni volta è la prima volta, unica e irripetibile. Ma poi ci sono tutti i puristi della legalità, quelli che non capiranno mai che bettino è uno specchio deformante e che questa effettivamente non è musica. è rumore. Avete paura della merda??
http://siamosolonoiserecords.bandcamp.com/

GARSON POOLE TRIO..((reverberation oscillation)
una musica che ti prende a pugni. Te ne da uno a destra e senti il male a sinistra. Il dolore è stereofonico, il dolore è piacere e poi alla fine la testa inizia a girare, girare, girare. L’oscillazione crea allarme, paura.

ROTOR..((tekno against the machine)

Ameneatz: (noise wall)
Un muro di chitarre che sbatte contro le batterie della morte. Utku, lo conoscete??

A seguire, per non farci mancare niente, folle dj set con dj Arkitekture da radio blackout.
Benefit detenuti!




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