quel che lascia il fosfato

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Il fosfato è presente in natura ed è un elemento fondamentale per l’alimentazione delle piante e in generale per tutta la vita sulla terra, anche le ossa umane sono composte per l’80% da questa sostanza. Scoperto a metà ‘800 si è da subito capito l’utilizzo che se ne poteva fare in agricoltura e proprio a ridosso delle aree agricole di tutti i paesi sviluppati sono nate le prime fabbriche di concimi chimici che, sciogliendo il fosfato con l’acido solforico, creavano una sostanza capace di fornire una più rapida e maggiore alimentazione alle piante.

La continua crescita demografica e l’enorme utilizzo nell’agricoltura intensiva ha generato una richiesta sempre maggiore di questo minerale presente nelle rocce solfatiche. I maggiori giacimenti si trovano in Florida, in Tunisia, nel Sahara e nella piccola isola di Nauru.
Proprio quest’ultima ha legato indissolubilmente la sua ricchezza e la sua caduta al fosfato. Raggiunta l’indipendenza nel 1968 ha vissuto una trentennale età dell’oro grazie agli enormi proventi ricavati dall’estrazione e dalla vendita del fosfato, fino all’esaurimento dei giacimenti che hanno segnato la rovina del minuscolo stato del Pacifico. Oltre alla miseria, le malattie dovute a una dieta e uno stile di vita esagerato, l’inquinamento ambientale, l’isola di Nauru ha dovuto svendersi all’Australia che, con l’accordo del 2001 “pacific solution”, ha trasformato l’isoletta in un campo di deportazione per i migranti fermati al largo delle coste australiane.

L’effimera ricchezza prodotta dall’estrazione del fosfato s’è registrata anche nella regione di Gafsa in Tunisia, dove per vent’anni si sono attratti minatori e lavoratori da ogni parte del paese grazie ai lauti stipendi propinati dalla CPG, la compagnia statale mineraria. Ma le privatizzazioni degli anni ’90 hanno creato disoccupazione di massa e la regione s’è rapidamente svuotata, lasciando una landa desolata in balia delle polveri mortifere proveniente dalle miniere. Un concorso di assunzioni che ha visto esclusa la popolazione locale è stata la miccia che ha acceso la rivolta che nel 2008 s’è perpetuata per quasi sei mesi, costando la prigionia e l’esilio per centinaia di persone.

Infine il caso del Marocco, in cui il regime di Muhammad VI occupa militarmente i territori sahariani per la ricchezza mineraria e ittica che offrono. Ma  su quei territori (Sahara sud-occidentale) vivono diverse tribù di Sahawari che già dall’occupazione spagnola rivendicano l’autodeterminazione e il godimento delle ricchezze del proprio territorio. Osteggiati e cacciati da tutti gli occupanti, i Sahawari si sono uniti nel fronte Polisario, ma abbandonati dalla comunità internazionale e schiacciati dalle forze militari marocchine, in tantissimi si sono dovuti rifugiare nei campi profughi algerini dove tutt’oggi vivono più di 200mila persone.

Il fosfato è un elemento indispensabile per la vita sulla terra, la velocità con cui si esauriscono le miniere e le riserve è allarmante e costerà un attività estrattiva ancor più devastante per riuscire a procurarlo, perpetuando la spirale mortifera della devastazione al fine della sopravvivenza. Per ovviare a questo problema i politicanti d’oggi sperano di recuperare il fosfato espulso dal corpo umano direttamente dalle feci e dagli scarti presenti nelle fogne.

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