Radio India the eternal dream of Music

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In collegamento magnetico con le radio di tutto il mondo, sotto la benedizione di Alan e Richard Bishop da Seattle, Outsider Music presenta uno dei progetti etno-musicologici più importanti e misconosciuti di sempre.
Come nella versione povera di Harry Smith, o di un Alan Lomax in FM, il viaggio della Sublime Frequencies non gira in prima classe.
Registrazioni captate sui taxi arrugginiti che hanno trasportato i fratelli Bishop dai deliri di Sun City Girls alle piazze di Pnom Penh a Kolkata, passando per Agadir, Gao e Pattaya. Un quinquennio (1989 – 1994) di trasbordi aerei, treni affollati, insetti fritti, kalashnikova, bar stradali, cerimonie, carnevali, rituali, pubblicità di dentifrici, jingle pubblicitari, il tutto rimescolato e vomitato senza editing, con il tuning che continua a saltellare da una frequenza all’altra.

Radio India è probabilmente il più stupefacente viaggio nei tesori radiofonici meglio conservati di un paese sospeso tra modernità assoluita e povertà primitiva. Stranezze folk con sitar cinguettanti mescolati con le pop hits del cinema di Kolliwood, pubblicità declamate in dialetti arcaici, meravigliosa musica classica e ogni sorta di assurda stranezza captata dalle stazioni indiane che trasmettono da Bengala al Rajastan ed in molte altre sconosciute località del continente indiano. Una immersione completa, senza mediazioni culturali di sorta, senza editing o concessioni al gusto europeo. Uno dei maggiori lavori di ricerca musicale di tutti i tempi

SOLO SU RADIO BLACKOUT!

In collegamento magnetico con le radio di tutto il mondo, sotto la benedizione di Alan e Richard Bishop da Seattle, Outsider Music presenta uno dei progetti etno-musicologici più importanti e misconosciuti di sempre.
Come nella versione povera di Harry Smith, o di un Alan Lomax in FM, il viaggio della Sublime Frequencies non gira in prima classe.
Registrazioni captate
sui taxi arrugginiti che hanno trasportato i fratelli Bishop dai deliri di Sun City Girls alle piazze di Pnom Penh a Kolkata, passando per Agadir, Gao e Pattaya. Un quinquennio (1989 – 1994) di trasbordi aerei, treni affollati, insetti fritti, kalashnikova, bar stradali, cerimonie, carnevali, rituali, pubblicità di dentifrici, jingle pubblicitari, il tutto rimescolato e vomitato senza editing, con il tuning che continua a saltellare da una frequenza all’altra.

Radio India è probabilmente il più stupefacente viaggio nei tesori radiofonici meglio conservati di un paese sospeso tra modernità assoluita e povertà primitiva. Stranezze folk con sitar cinguettanti mescolati con le pop hits del cinema di Kolliwood, pubblicità declamate in dialetti arcaici, meravigliosa musica classica e ogni sorta di assurda stranezza captata dalle stazioni indiane che trasmettono da Bengala al Rajastan ed in molte altre sconosciute località del continente indiano. Una immersione completa, senza mediazioni culturali di sorta, senza editing o concessioni al gusto europeo. Uno dei maggiori lavori di ricerca musicale di tutti i tempi

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