Sciogliere il catarro con musiche caustiche. Qualche disco.

L’inesauribile vena della strange music continua pompare sangue malato nei gangli di un corpo uditivo sempre più annoiato e bruciato dalla velocità della vita 2.0. Per non soccombere a questo tran tran che ci vuole uguali, ascoltando musica uguale, poveri e mazziati..

una piccola lista che ho composto ascoltando tanto, aiutandomi con un virus influenzale che più di tutti mi ha guidato nei punti oscuri della navigazione a vista. Con “Cuore di Tenebra” come stradario.

Razen – Remote Hologram (2xLP 2014)
Sarebbe banale dire che Razen è una combo belga che mescola le Onde Martenot con la drone music rituale e le seghe musicali, i nastri e le campane tibetane. Ma non è un divertissement da freakettoni: si respira un’aria malsana, da cantina in avanzato stato di mummificazione. Immaginate la Third Ear Band con un kit avventuroso che si cimenta con old time music di stampo europeo. Stranissimo e imperscrutabile. infine bello, molto.

Paal Nilssen-love, Felipe Zenicola, Eduardo Manso, Arthur Lacerda – Bota Fogo (2014)
Avete presente il jazz con arrangiamenti torniti, precisione sonora e estetica classica, quasi rigorosa? ecco, qui è il contrario. Improvvisazioni furiose, scambi feroci, inventiva e bidimensionalità girata come un calzino su uno scacchiere timbrico non apertissimo ma sempre divertente. Se amate scorticarvi le orecchie…accattatevill…

Kid Millions & Jim Sauter – Fountains (family Vineyard 2014)
Avete presente un duo sax e batteria che si stimola con tocchi leggeri, stuzzicando timbriche ardite, passaggi ariosi e interplay studiato al centimetro? ecco, qui è il contario.
Sauter usa il sax come Jimi Hendrix la chitarra ma con una lima da ferro al posto del plettro, esaltando dei feedback tipo prigione di Guantanamo. Risponde Millions facendo rotolare un camion di pietre sulla batteria. Astenersi perditempo e impreparati: vi brucerà tra le mani.

Schnellertollermeier – X (Cuneiform 2015)
Un cioccolatino avvelanato. Dalla fredda Lucerna arriva un buon antidoto contro l’influenza. Metallume arrugginito minaccia la costruzione classica della “canzone” in un continuo gioco di sovrapposizioni con il già sentito senza che l’ascoltatore ci caschi mai, nella fottuta noia, questo il trio svizzero sa fare. E bene: lavora ai fianchi il jazz duro, come farebbe uno scultore se fosse uscito pazzo. Musica ostica ma compatta, con un disegno preciso dietro. Suoni che vanno a morire come pianeti, prima di essere esplosi in frammenti radioattivi per tutte le galassie. Retrofuturista e minaccioso ma molto molto serio. Praticamente la Svizzera.




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