Telecom. Dai capitani coraggiosi ai conquistadores

Telecom tra non molto parlerà spagnolo. Il controllo di Telco che a sua volta controlla Telecom è passato alla spagnola telefonica. E’ l’ultimo esito delle privatizzazioni all’italiana, che prevedono lo spolpamento e poi la dismissione dei gioielli di famiglia.
Telecom venne privatizzata ai tempi di Prodi, ricomprata ai tempi di D’Alema, da quelli che l’allora presidente del consiglio definì “capitani coraggiosi”, tanto coraggiosi che la acquisirono con i suoi stessi soldi. Le ovvie conseguenze furono che Telecom si caricò di un debito miliardario dal quale non è mai riuscita a liberarsi.
Telecom, a differenza delle altre public company privatizzate, non è stata sottoposta allo scorporo delle reti, consentendo di mantenere in mani pubbliche la parte “strategica”, pur privatizzando i servizi. E’ il caso del gas, dove la rete è gestita da Snam, dell’elettricità dove è gestita da Terna, delle ferrovie, dove RFI controlla le linee.
Il rapporto tra la politica e la gestione di Telecom è sempre stato molto stretto, perché le telecomunicazioni sono un settore nevralgico sul quale gli occhi e le mani dei governi di turno sono sempre stati saldamente piantati. Va da se che sia Letta sia l’AD di Telecom Bernabé hanno mentito affermando di non aver saputo niente dell’operazione che ha portato al controllo di Telco da parte di Telefonica. Telco è la società che venne costituita quando a Pirelli mancarono i fondi per mantenere Telecom. Nelle public company, ossia le società ad azionariato diffuso non è necessario avere la maggioranza assoluta per governare la società. A Telco basta il 23% per essere socio di maggioranza. In Telco avevano quote Generali, Mediobanca e Banca Intesa. Queste società erano in crisi di liquidità ed hanno venduto le loro quote a Telefonica, la società spagnola leader della telefonia iberica. E’ probabile che l’interesse di Telefonica per Telecom non sia tanto per le reti e gli utenti italiani quanto per le consociate di Telecom in America latina, Telecom Brasile e Telecom Argentina che sono leader in quei paesi, dove la società spagnola ha grandi interessi che vorrebbe rafforzare.
Una possibile conseguenza di questa acquisizione potrebbe essere un minore investimento in campo tecnologico e quindi un peggioramento del servizio in Italia, dove difficilmente verrà dato impulso alla fibra ottica e alla banda larga.
Non solo. In questo tipico inghippo all’italiana si sono già levate le proteste dei servizi segreti che considerano il controllo delle reti di telefonia fissa una questione di sicurezza nazionale. Non è difficile prevedere che prima del prossimo anno, quando Telefonica potrà assumere realmente il comando, qualcuno proporrà di ricomperare da Telefonica le reti fisse, pagandole a carissimo prezzo. Con soldi pubblici, ovviamente. In questo modo le spie di Stato potranno continuare a intercettare chi vogliono.
Ne abbiamo parlato con Francesco, un economista che ci ha aiutato a districarci tra le maglie dei tecnicismi, per andare alla polpèa della questione.
Ascolta la diretta:

2013 09 27 fricche telecom




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