L’Europa dei muri: 146 km di filo spinato tra Bulgaria e Turchia

Scritto dasu 27 Maggio 2016

140419161-99250e50-4e8f-4741-ba6c-56b8739bd19dNei prossimi due mesi il governo bulgaro ha in progetto di costruire un muro di filo spinato lungo 146 chilometri al confine con la Turchia, con lo scopo di respingere l’ingresso di migranti. “I cittadini bulgari si devono sentire al sicuro, la barriera praticamente non lascia opportunità per gli attraversamenti non autorizzati, nemmeno nelle zone più facilmente accessibili”, ha dichiarato il ministro degli Interni, Rumyana Bachvarova. Seppure ai margini della cd. “rotta balcanica”, sviluppatasi lungo l’asse Grecia-Macedonia-Serbia-Ungheria- Croazia, la Bulgaria – che svolge anche la funzione di confine esterno dell’Unione Europea – negli ultimi anni ha rappresentato un importante paese di transito per migliaia di persone in fuga da guerra e povertà. 27mila persone nel solo 2015, principalmente provenienti da Siria, Iraq ed Afghanistan e desiderose di raggiungere l’Austria, la Germania o la Svezia.

Il 25 febbraio di quest’anno il parlamento bulgaro aveva già approvato la possibilità di schierare l’esercito al confine turco-bulgaro per reprimere i migranti, con pratiche di maltrattamenti, violenze, rapine e respingimenti arbitrari più volte denunciate anche da organizzazioni non certo radicali, quali il Belgrade Centre for Human Rights e lo Human Rights Watch. Episodio emblematico quello del 15 ottobre 2015, quando un migrante afgano fu ucciso da un colpo di pistola esploso da un poliziotto di frontiera.

In un contesto di proliferazione di muri anti-immigrati fisici e simbolici all’interno dello spazio europeo – dall’Ungheria, alla Grecia, alla Spagna, alla Francia, all’Italia – il progetto di costruzione del muro al confine tra Bulgaria e Turchia, dal costo stimato di circa 50 milioni di euro, si inserisce in Bulgaria in un quadro di paura ed ostilità sociale diffusa nei confronti dello “straniero”, fomentata da retoriche mediatiche e politiche istituzionali di stampo nazionalista. Sul territorio dello Stato si aggirano mercenari a caccia di teste migranti, come Dinko, presentato dai media come nuovo “super-eroe” nazionale, in quanto “combina la guida estrema di quad con la caccia ai rifugiati” e nel giro di qualche mese ha catturato “almeno venti persone, e a mani nude”. Dinko, intervistato da una tv locale, si è espresso in favore della caccia al migrante, sostenendo la sua regolamentazione e retribuzione nella forma di “un premio in denaro, che so, 50 leva (25 euro), per ogni ‘capo’ catturato”.

Di questo scenario agghiacciante, che rimanda in maniera lampante a pratiche coloniali, abbiamo parlato questa mattina con Francesco Martino, dell’Osservatorio Balcani e Caucaso:

martino


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