18 maggio BRUTUS’ DAUGHTERS + DIRTY ARTICHOKES + LOU QUINSE @ El Paso Occupato, Torino

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18mag_paso
Sabato 18 maggio ore 22.00 ingresso 3 €
Radio Blackout 105.250 fm presenta in concerto:

BRUTUS’ DAUGHTERS (SPA, folk punk)
Brutus’ Daughters sono una band folk punk di Madrid. Classica formazione punk, più cornamusa e violino.Tutti i membri facevano già parte di formazioni di band locali hardcore, oi e folk.I testi sono in inglese, castilliano e asturiano. I testi parlano di amicizia, messaggi politici, di denuncia contro i più privilegiati e contro l’autorità che fa soffrire i più deboli. L’ispirazione deriva dalla letteratura celtica, dalla mitologia e dalla scoperta delle minoranze etniche, la loro ricchezza culturale,la varietà linguistica e il preservare la loro radici, unite a un messaggio sociale.. Musicalmente, si rifanno a band irlandesi come Dubliners, Clsncy Brothers, e Chieftains, quindi nel repertorio troverete gighe, reels,e canzoni di mare, di pirati. Assolutamente anztirazzisti e antifascisti.

DIRTY ARTICHOKES (TO, folk punk)
Le origini dei Dirty Artichokes vedono quattro cugini trovarsi di tanto in tanto per provare a divertirsi strimpellando. La cosa prende forma quando a loro si uniscono man mano altri elementi; una cosa è certa, l’idea di fondo è la musica irlandese e l’obbiettivo è riuscire a coniugarla con strumenti più moderni e suoni rock e punk. Ecco che a violino, mandolino, chitarra e flauto si affiancano batteria, basso e chitarra elettrica, tutti sovrastati da una voce rozza, ubriaca e aggressiva: sono nati gli Artichokes. Articioc, artichaut, artichokes, artiskok, artisjok, artischocke, ärtskocka. Partendo dal
piemontese, passando da francese, inglese, olandese e tedesco per arrivare fino allo svedese la parola carciofo si ritrova estermamente simile in molti paesi europei. Allo stesso modo, la musica irlandese oggi non deve essere ricercata solo nella patria che le diede origine, ma si è spostata e diffusa in tutta Europa e in tutto il mondo, tanto che, anche se il miglior sound tradizionale e
genuino si riconosce irlandese doc, per trovare gruppi di irish moderno (contaminato da rock, punk, metal, pop, folk di altri paesi) dobbiamo percorrere metaforicamente tutto il globo: Canada, Giappone, Germania, Ungheria, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti (e la lista sarebbe ancora lunga). Si spiega allora l’idea di fondo dei Dirty Artichokes: derivare dalla conoscenza di una moltitudine di gruppi, anche di nicchia, un sound proprio, che nonostante una tecnica non in tutti i casi eccellente, sia in grado di far saltare e ballare chi ascolta e chi suona. L’entusiasmo e la partecipazione di suonatori, collaboratori e fans, hanno fatto sì che gli Artichokes abbiano già avuto in discreto numero di occasioni, con concerti in pub, locali, eventi e centri sociali, oltre al grande onore di suonare con i Real McKenzies (Scottish
Punk canadese), i Go Set (Folk Punk australiano), gli Yo Yo Mundi (Folk Rock italiano), FryDa (MCR side project), Cruachan (Folk Metal irlandese),Vad Vuc (SkauntryIrishFolk svizzero), Firkin (Irish Punk ungherese) e Mahones (Irish Punk canadese)…

LOU QUINSE (TO, extreme occitan folk metal)
Letteralmente “Il Quindici” in patois francoprovenzale (l’antico dialetto di parte delle valli piemontesi -Bassa val di Susa, Valli di Lanzo, Valli Orco e Soana- e della Val d’Aosta, nonché della Savoia francese e di parte della Svizzera francofona), Lou Quinse nasce nel 2006 in quel di Barmes (Balme), un piccolo villaggio della val d’Ala.
Il significato del nome, però, non si ferma qui.
Il Quindici è, infatti, il numero del Diavolo nei tarocchi (è la quindicesima carta) che, proprio con quest’appellativo, è noto nelle vallate francoprovenzali ed occitane.
Ma Lou Quinse descrive anche perfettamente la musica proposta dalla band: il “diabolico” heavy metal, da sempre perseguitato da accuse di satanismo, incontra una tradizione che mai ha sopportato i dogmi e le imposizioni.
La musica della terra viene così salvata dall’oblio con il rinnovamento, ritornando ad essere attuale, senza però abbandonare le proprie orgogliose radici (Sem Montanhòls), i pezzi tradizionali occitani e francoprovenzali trovano nuova vita dal matrimonio, da qualcuno addirittura ritenuto blasfemo, tra strumenti della tradizione (ghironda, organetto e flauto), armoniosi e melodici, e la distorta energia distruttiva tipica del metal, dove chitarre basso e batteria creano un muro sonoro su cui vengono dipinte le tinte delle canzoni tradizionali.Bourrée, rigaudon e farandole, dai toni scherzosi e allegri, ma anche malinconicamente riflessivi, incontrano l’oscurità del black metal, la potenza del death metal e la velocità del thrash metal in una proposta musicale organica che ha pochi precedenti, se non unica.

A seguire dj set a cura della trasmissione Drink And Fight!

El paso Occupato
via passo buole 47
Torino

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