Bello Come Una Prigione Che Brucia [16-9-19]

Nella triste classifica europea degli apparati detentivi maggiormente sovraffollati, l’Italia occupa il quarto posto. Ma la bulimia carceraria, la tendenza a inghiottire parti consistenti di popolazione e rinchiuderle in scatole di metallo e cemento, è una tendenza diffusa in tutto il mondo. Anche nei paesi in cui si registra un calo progressivo dei reati, il numero dei detenuti non diminuisce: la tecnologia sociale carceraria, intesa come programma per la gestione delle eccedenze umane marginalizzate, per essere economicamente efficace, deve lavorare a pieno regime. Le gabbie vuote sono improduttive. Tuttavia, in forma più complementare che sostitutiva, al carcere architettonico si sta affiancando quello tecnologico, di cui una delle manifestazioni embrionali sono i cosiddetti braccialetti elettronici. Un nuovo standard del settore è rappresentato dal modello sviluppato dall’azienda svizzera Geosatis, il quale integra sistemi di geoposizionamento satellitare con l’anilisi degli spostamenti tramite Intelligenza Artificiale. Perché “Intelligenza Artificiale” si trova quasi sempre scritto con le iniziali maiuscole? Per abituarci alla sua natura semidivina? In questo approfondimento non verranno date risposte a queste domande, ma si rifletterà sull’integrazione tra braccialetti elettronici di nuova generazione e smart cities.

 

Un ulteriore passo avanti nell’evoluzione dal carcere architettonico a quello senza sbarre viene proposta da un team dell’università tecnologica di Swinburne, in Australia.
“Technological incarceration and the end of the prison crisis”, calibrando analisi sul mastodontico apparato detentivo statunitense, suggerisce come l’integrazione di tre tecnologie ampiamente sviluppate e diffuse possa rendere obsoleto il carcere fatto di sbarre e cemento.

Basta unire un sistema di geoposizionamento, dei sensori connessi ad algoritmi interpretativi, un taser controllabile a distanza, miscelare bene, affidarne il monitoraggio a un Intelligenza Artificiale, e il gioco è fatto. Se non ci credete ecco il link https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2929781

 

E’ possibile resistere e lottare in uno scenario di fitta sorveglianza tecnologica? Andiamo ad approfondire qualche aspetto della più cyberpunk delle rivolte, quella di Hong Kong 2019.

Tra puntatori laser, marcatori chimici e riconoscimento facciale, oltre alle strategie e alle contromisure diffuse nel corpo orizzontale e multicefalo di questa protesta per sfuggire alle maglie della repressione hi-tech, si sviluppa in modo esplicito il conflitto contro i dispositivi della sorveglianza e le aziende che li producono.

 

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