Il castello accusatorio dell’Operazione Scintilla, che parallelamente allo sgombero dell’Asilo Occupato ha cercato di sovrapporre il reato di associazione sovversiva alla multiforme lotta contro i lager per migranti, inizia a scricchiolare: nonostante siano state rigettate in sede di riesame le aggravanti del reato associativo, l’uso strumentale di determinati capi di imputazione ha consentito intercettazioni e misure cautelari in regime di Alta Sicurezza. Ne abbiamo parlato in studio con Giada e Larry, recentemente scarcerati, per approfondire, tra le altre cose, la funzione di “quarantena” dei circuiti detentivi di differenziazione.

[Nel pomeriggio verrà diffusa la notizia riguardante la caduta del reato associativo e dell’aggravante di terrorismo anche per l’Operazione Renata.]

Come ampiamente osservabile nella costruzione mediatica dell’Operazione Scintilla e nel suo ricorso ai cosiddetti confronti antropometrici, gli apparati repressivi e sanzionatori ricorrono sempre più a sistemi tecnologici per legittimare la scientificità, e quindi inoppugnabilità, del loro operato. Oltre a ridurre progressivamente la dialettica dei processi ad uno scontro tra perizie, in molti casi, l’accesso a queste tecnologie e ai parametri che ne regolano il funzionamento e l’applicazione, tende a rafforzare l’asimmetria tra accusa e difesa. In questo scenario si inserisce un intervento della EFF (Electronic Frontier Foundation) riguardante gli algoritmi di riconoscimento facciale e il loro uso strumentale e sbilanciato, partendo dall’applicazione del sistema FACES all’interno di un processo in Florida.

Le trasformazioni tecnologiche non riguardano esclusivamente gli strumenti di sorveglianza e identificazione, ma investono anche gli ambiti più muscolari del controllo sociale. Con Dennis, contributore del Prison Break Project, abbiamo cercato di approfondire la penetrazione e la normalizzazione delle cosiddette armi-non-letali (già ribattezzate “less-than-lethal” weapons) all’interno dei dispositivi di repressione dei conflitti di piazza e di gestione dell’ordine pubblico, con un focus particolare sull’esperienza francese.

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bello come 18 marzo




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