Bello come una prigione che brucia: il podcast del 18 febbraio 2019

Lo sgombero dell’Asilo, gli arresti per l’operazione “Scintilla” e il conseguente corteo arrabbiato risuonano ancora potentemente nelle strade di Torino: un conflitto che prosegue in queste settimane, pur con minore intensità, tra la militarizzazione e le “zone rosse” imposte dalle questura e le iniziative di lotta e solidarietà portate avanti nelle strade e di fronte agli spazi detentivi.
In questo contesto va inserita l’analisi di un comunicato dello storico circolo LGBTQ “Maurice”, che si concentra sulla condanna della “violenza macista” rappresentata dalle pratiche di attacco e autodifesa messe in atto dal corteo; di questa presa di distanza, delle sue forme e della sua opportunità, ne parliamo con due “anormal* di Torino” tra le autrici del comunicato che trovate al link https://anarhija.info/library/italia-dissociat-infam-eppur-frocie-it .

La muscolarità eclatante dispiegata dalla repressione con lo sgombero dell’Asilo, espressione del tentativo di sterilizzare il quartiere di Aurora dalle presenze incompatibili con i processi di “riqualificazione”, rientra all’interno di una strategia molto più estesa di “normalizzazione” di tutte le istanze autodeterminate sul territorio torinese: la giunta 5 Stelle, che pur non lesina nel ricorso al braccio armato della questura, non ha come principale obbiettivo quello di cancellare determinate realtà, bensì di “omogeneizzarle” nelle sue politiche cittadiniste di sottrazione del conflitto. Ben vengano gli spazi, i luoghi, le pratiche di autogestione, basta che rientrino nel recinto della richiesta, del permesso, della concessione, della legalità… della genuflessione.
Non ci stanno provando esclusivamente con le trame per promuovere la legalizzazione degli spazi occupati, ma in modo più subdolo e capillare con ogni piccolo anfratto di libertà e autonomia, come gli Orti di Mirafiori: una pratica che da sessant’anni recupera al piacere e alla micro-sussistenza pezzi di suolo urbano. Ne parliamo con un’ortolana di ventura.

Usciamo da Torino per andare a raccontare alcune notize dall’apparato carcerario italiano: mentre la de-umanizzazione dei detenuti e delle loro famiglie sembra suscitare ben poco scalpore, segnaliamo la rottura di questa normalità grazie alla rabbia di solidali e detenuti dopo l’ennesima morte nel carcere napoletano di Poggioreale.

Dall’altro lato dell’Atlantico, dove spesso si può rivolgere lo sguardo per osservare l’avanguardia delle politiche e delle strutture repressive e sorveglianti, è in corso un acceso confronto sul muro al confine tra USA e Messico. Nell’approfondire alcune delle ultime tappe di questo progetto, ci soffermiamo su una compagnia di recente fondazione, Anduril Industries, che grazie alla sua visione di “muro digitale” e ad un prepotente lavoro di lobbying, si sta facendo strada come nuovo predatore nei territori ostili che i migranti devono attraversare. La storia dell’azienda e le radici nell’alt-right statunitense, le tecnologie dispiegate, ma soprattutto i legami con Palantir, il colosso della sorveglianza privata che elabora dati per l’intelligence USA, ci suggeriscono come questo modello di “barriera tecnologica” sia soprattutto un enorme progetto di sorveglianza di massa.

 




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