Bello come una prigione che brucia: podcast del 7 gennaio 2019

Bello come una prigione che brucia

La puntata di oggi è principalmente dedicata alla recente candidatura alla Sorveglianza Speciale di cinque “foreign fighters” torinesi, in altri termini volontari partiti per contrastare l’avanzata di Daesh nel Nord della Siria e sostenere il progetto resistente e rivoluzionario del Confederalismo Democratico in Rojava.
Insieme ad uno dei possibili “sorvegliati speciali”, Jack, rifletteremo sulla natura di questo dispositivo formalmente “preventivo” e sulle strategie di Questura e Procura.

Proseguendo questa oscillazione tra scenari bellici geograficamente distanti e repressione dei conflitti negli scenari urbani a noi più vicini, il focus di sposta sulla progressiva privatizzazione del “braccio armato dello Stato”, sia militare che sbirresco, come coronamento del progetto neoliberista.

Morti di burocrazia, induzioni al suicidio, abbandono sanitario: l’ultima parte della puntata, purtroppo un po’ sacrificata, è dedicata a recenti momenti di rottura della quotidianità carceraria come risposta alla fisiologica eliminazione di crescenti pezzi di popolazione detenuta.

 




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