COSA SCRIVEVANO GLI ALTRI – LA PERLA DI LABUAN 27/9/2019

Riccardo

“Siete un branco di fetentissimi maiali, una lurida canaglia, la feccia dell’umanità. Così siete nati e così morirete.” é l’accoglienza che ricevono i disertori, i delinquenti e i pazzi tedeschi nel campo di lavori forzati a cui sono stati condannati. Tra essi Willy Arbert, danese che era emigrato in Germania dove si era arruolato nella Wehrmacht, che nel dopoguerra scrive il romanzo autobiografico “Maledetti da Dio” sotto il nome di Sven Hassel. Tra i lavori che i “maledetti da Dio” devono eseguire c’è il disinnesco delle bombe inesplose. “Nell’officina motorizzata avevamo due cassette per quelli che provocavano le esplosioni, ma non tutti i giorni capitava di usarle; non perché gli incidenti mancassero, ma perché non si ritrovavano i resti da mettere nelle cassette.” Poi Sven Hassel va al fronte inquadrato in un battaglione di disciplina, il primo nelle avanzate e l’ultimo nelle ritirate. Al primo romanzo seguirono “Kameraden”, “Germania kaputt” e altri, tutti di grande successo. Da allora si discute cosa ci sia di inventato nei romanzi di Sven Hassel. Di sicuro sono veri i dettagli della vita quotidiana, l’orrore della guerra giorno per giorno, lontano dalle fantasmagoriche celebrazioni del Reich millenario. Ma ci sono altre fonti. Il 22 novembre 1942 a Stalingrado la Sesta Armata (20 divisioni tedesche e 2 rumene per un totale di 285.000 uomini) comandata dal generale Von Paulus fu circondata dall’Armata Rossa. Prima che il cerchio si chiudesse, mentre  Hitler urlava via radio “Proibisco la resa!”, decollò l’ultimo aereo con le lettere dei soldati alle famiglie. “Ci dicono che la nostra é una battaglia per la Germania, ma sono pochi qui a crederci.” Le lettere furono aperte, lette e giudicate “insopportabili per il popolo tedesco” da Hitler, che ne vietò la divulgazione. Solo nel dopoguerra rividero la luce e divennero il libro “Ultime lettere da Stalingrado”. “I nostri genitori sono sepolti sotto le macerie della nostra casa e io sono qui in una buca, insieme a un paio di centinaia come me. Presto queste buche saranno piene di neve.” Il 30 gennaio 1943  i 91.000 superstiti di Stalingrado si arresero e si avviarono per i lontani campi di prigionia siberiani. Solo 5.000 rividero la Germania. Nel 1964 Sven Hassel si trasferì a Barcellona dove visse fino alla morte nel 2012. “Questo libro è dedicato ai militi ignoti che caddero per una causa non loro, in quei giorni tristi e disperati.” Buon ascolto.




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