CRONACHE DELL’INTERREGNO – EPISODIO 8 – BILANCIO PROVVISORIO DELLA CRISI CHE INIZIA

cattivi pensieri

“Nel corso delle precedenti cronache, abbiamo voluto attirare l’attenzione su alcuni dei fenomeni salienti della fase inaugurata dalla crisi del 2008: sovraindebitamento delle imprese non finanziarie, flessione della produttività, potenziale tecnologico latente, eccesso di deflazione, corsa agli armamenti, sovradimensionamento della proiezione militare americana verso l’esterno a fronte di un minore controllo su aree tradizionalmente strategiche come il Medio Oriente. Lungo queste linee come su altre, si vanno formando i fronti dello scontro che ci aspetta dietro l’angolo, non solo verticalmente, ovvero fra classi, ma anche orizzontalmente, fra opposte frazioni della classe capitalista mondiale, le une aggrappate alla semplice conservazione dello status quo, le altre accomunate soltanto – almeno per ora – dalla consapevolezza dell’impossibilità di tale conservazione. Lungo queste linee come su molte altre, si situano i nodi che il capitale e i suoi funzionari devono sciogliere per perpetuare la loro dominazione di classe, ed è su queste che si potranno valutare in fieri la loro efficacia o viceversa la loro paralisi, nell’ottica di un orientamento minimo nel bel mezzo della tormenta. In vista della conclusione di questo ciclo di approfondimenti, ci arrischieremo oggi in un primo bilancio, alquanto parziale e provvisorio, della crisi economica di cui viviamo gli inizi, innescata dall’emergenza sanitaria del Covid-19

“[…]L’eliminazione di capitale eccedente non fa che cominciare nelle aree centrali dell’accumulazione, ed è ancora mitigata dal rinnovato accesso al credito. A breve termine, anche fra i capitali più zoppicanti, ci saranno dei sopravvissuti. I programmi di rilancio ne preservano almeno una parte. Il discorso è ben diverso per i paesi emergenti, dove la crisi del 2008 aveva avuto un impatto assai limitato, mentre la crisi attuale avanza già a pieno ritmo, in particolare in termini di fuga dei capitali stranieri. Nel complesso, si tratta di un duro colpo per le filiere internazionali distribuite su distanze enormi, poste in essere dalla mondializzazione. Nelle aree centrali, non si può escludere che la purga di un gran numero di piccoli capitali possa propiziare una breve ed effimera stabilizzazione. Ma l’assetto del capitalismo mondializzato è giunto a un tale grado di vulnerabilità e di perturbazione, da rendere ormai impossibile ogni ritorno all’indietro. La fase di Interregno è agli sgoccioli”

 

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