in questo presente che capire non sai. Elettroacustica e altri nuove strane mappature del cosmo sonoro

E’ l’anno dell’elettroacustica, Almeno per me.
Uso la parola con accezione impropria per abbracciare un universo molle, pieno di bizzarrie e privo di confini apparenti.
Figlia ibrida della tradizione francese dell’incollaggio di suoni tra serialità e realismo, oggi è una terra sconfinata che mappare sarebbe impossibile. Ma posso sentire che ci sono personaggi, situazioni, che resistono al tempo e al mercato, attraverso i quali se non una mappa, almeno è possibile stabilire un qualche percorso tra suoni che si oppongono e fanno sentire da dentro il rumore del brulicare urbano. Le voci si mischiano, le tecniche che si ibridano, portando la sperimentazione sull’onda fisica fin dentro al campo del reale: oggi  come allora l’uomo è attirato dalle possibilità descrittive del suono.
Questo gioco di citazioni lavora sul filo dell’incomprensione; l’equivoco (o l’inganno) del tromper l’oreille hanno importanza strategica, perfino superiore alle capacità dell’interprete. Che senso avrebbe poi parlare di interprete per chi registra i fiumi australi o il rumore del vento tra i fiordi? è ciò che le nostre orecchie identificano come il vento a non essere più il vento. Sia che si tratti di mappare il suono di Tokio o di fare il sognwriter,  è la mimesis la nuova keyword. Imitare questa realtà, per deformarla nelle orecchie del destinatario. Per capirci, qualche disco:

PS: si consiglia l’ascolto lento, accompagnato da generi di conforto, accarezzando una persona amata. Va bene anche un animale.

Eric Chenaux – Skullsplitter (2015)
Immaginate Tim Buckley suonato attraverso chitarre rotte e speakers fruscianti. Senza alcuna concessione al low-fi chenaux scrive una pagina a mio avviso fondamentale. Come già detto, se non avete una pietra al posto del cuore ve ne dovete appassionare, senza scuse. Ambizioso e insieme lirico, è un cantautorato in miniatura dove il rumorismo è uno strumento per restituire la confusione di sensi e sentimenti. Scritto e composto in perfetta solitudine potrebbe essere il varco per penetrare in un altrove sorprendente.

Thomas Koner – La Barca (deluxe remastered 2015)
Altra bordata silenziosa che con l’intento di mappare il suono di svariate città del mondo, riesce a costruire un film per le orecchie. Questà è psichedelia presa dal terreno, mentre sfrecciano i tram o senti il vento di Stoccolma infilarsi lentamente nelle ossa. Incredibile lavoro di mimesi natural-tecnologica è un oceano di suoni dai significati vari: ecologismo, fragilità delle relazioni tra esseri umani, la potenza della parola e del segno. Imprendibile capolavoro contemporaneo.

Jacaszek – Glimmer (2011): musica da camera di tradizione mitteleuropea interferita da ondate leggere che spostano gli armonici, fanno friggere i toni, aumentano i giri senza alzare la velocità. Echi folklorici perdono l’equilibrio mentre s’intersecano con suoni trattati. Analogico, digitale, presente e passato. Questa è la nuova via per una classicità europea di ricerca. Dalla Polonia con rumor(ini).

https://www.youtube.com/watch?v=mkf-mdBa-Lw

Xavier Charles – 12 Clarinets in a fridge (2014): lo dice il titolo. Charles ha messo svariati clarinetti in una seduta domestica con i rumori della sua cucina. L’idea è folle, il risultato un po’ meno. Tra il minimalismo e il firgorifero, elettroacustica per le faccende di casa. Si può fare tutto.




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