La Perla di Labuan- 11 ottobre 2017- L’ultima regina di Atlantide

 Nel 355 a. C. Platone scrisse l’opera “I dialoghi” in cui immagina che nel 421 a. C. Solone avesse compiuto un viaggio in Egitto. I sacerdoti egizi gli raccontarono che 9000 anni prima esisteva al di là delle colonne d’Ercole una grande isola chiamata Atlantide con uno splendido e potente regno che fu inghiottito dall’oceano in uno solo giorno e una sola notte. Da allora furono scritte milioni di pagine per dimostrare che Atlantide esistette davvero e altrettante per dimostrare che era solo un mito. I fautori della reale esistenza a loro volta si dividono sull’esatta collocazione, dall’oceano Atlantico (in linea con Platone) a Creta, la Sardegna, il mar Baltico, il Sahara e tante altre. Poi arrivarono le opere di fantasia, e Atlantide fece la sua apparizione in romanzi, film e fumetti. Nel 1919 lo scrittore francese Pierre Benoit scrive “L’Atlantide” che diventa un best-seller. Il tenente André de Saint-Avit racconta in prima persona il suo viaggio insieme al capitano François Morhange nella ragione desertica dell’Hoggar. Qui trova una città antichissima dove tre uomini passano indolentemente il tempo discutendo di politica e filosofia, giocando a carte e ubriacandosi. Sono il professor Le Mesge, il reverendo Spardek e il conte Bielowsky. In una sala di marmo rosso ci sono delle nicchie che ospitano statue di in oricalco, ognuna con un nome, una data di nascita e una di morte. Le Mesge spiega all’inorridito Saint-Avit che si tratta di uomini di diverse nazioni che sono arrivati in quel luogo, si sono innamorati di Antinea, ultima regina di Atlantide, che dopo pochi mesi si è stancata ed essi si sono suicidati perché “chi la in incontra dimentica tutto, famiglia patria, onore”. Lo stesso Le Mesge racconta che Atlantide si trovava al centro del Sahara che allora era un mare, ma un giorno le acque si ritirarono e la splendida città si trovò circondata dalla sabbia come si trova ora. Finalmente Saint-Avit incontra la misteriosa regina, affiancata dalle sue quattro ancelle con il suo ghepardo. Antinea vuole vendicare le antiche regine e principesse come Cleopatra, Didone, Medea e Arianna, che furono tradite e deluse dagli altezzosi uomini giunti dall’Europa. Antinea vuole Morhange che, primo tra tutti, la respinge, e allora lei induce Saint-Avit a ucciderlo. Dopo l’omicidio Saint-Avit riesce a fuggire aiutato dall’ancella Tanit-Zerga, che muore durante la traversata del deserto, e a raggiungere Tombouctou. L’inchiesta sulla morte di Morhange non conclude nulla e il tenente riprende servizio. Qui finisce il suo racconto. Ma da allora (come aveva detto Le Mesge) non è più riuscito dimenticare Antinea, e un giorno decide di ripartire per tornare da lei pur sapendo che il suo destino è la nicchia nella sala di marmo rosso. Antinea apparve nel cinema otto volte, di cui una in parodia con “Totò sceicco” del 1950. L’antica e misteriosa regina era un tema ricorrente della narrativa avventurosa dell’epoca, tra le tante c’è La, regina e sacerdotessa del regno di Opar, nascosto nel folto della jungla africana, che apparve in cinque romanzi di Tarzan tra il 1913 e il 1936. Tra i fumetti su/con Atlantide (senza Antinea) il migliore resta “L’enigma di Atlantide” realizzato nel 1955 dal belga Edgar Jacobs i cui protagonisti, il colonnello Francis Blake e il professor Angus Mortimer, ritrovano Atlantide sopravvissuta fino ai nostri giorni all’insaputa del mondo. Buon ascolto.



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