La resistenza della foresta polacca di Bialowieza

La foresta di Bialowieza è ciò che rimane della foresta primaria europea, e ospita al suo interno biodiversità ed ecosistemi antichissimi e unici; tra la sua vegetazione convivono migliaia di specie animali e vegetali differenti, di cui molte a rischio d’estinzione. È sita tra Polonia e Bielorussia (ma un tempo occupava quasi l’intero territorio continentale), e dal 2016 è vittima di un feroce disboscamento per estrarre legname, che però ha trovato l’immediata e determinata resistenza di un gruppo eterogeneo di persone che, attraverso pratiche non-violente, ha tentato di ostacolare questo folle progetto.

Questa opposizione ha trovato subito la solidarietà dei pochi abitanti della foresta che hanno messo a disposizione un pagliaio e una casa che sono poi diventate la base del campo Obòz dla Puszczy, attraversato e autogestito da tante e differenti individualità, unite dall’amore per la foresta, e decise a fermare lo scempio che la stava danneggiando. Alle azioni di resistenza si è di pari passo andata a creare una comunità auto-organizzata, orizzontale e libera dalle logiche di mercificazione e sfruttamento. Una comunità così determinata da incatenarsi agli alberi e ai mezzi dei lavori per notti intere; così convinta da riuscire a sopportare le angherie poliziesche senza l’uso della violenza (questa modalità, seppur non condivisa da tutti, è stata decisa in seno all’assemblea).

Infatti l’arrivo dei taglialegna è stato protetto dalla polizia polacca che ha militarizzato l’intera foresta forti d’una sproporzionata disponibilità di divise e mezzi per pattugliare tutta l’area, disseminando spie e telecamere ovunque e fermando chiunque s’aggirasse tra il campo e i lavori. Eppure la zona non è un sito cruciale per l’estrazione del legname della Polonia (infatti in una foresta così antica la legna è vecchia e di scarsa rendita), ma il progetto è quello isolato e folle dell’ormai ex ministro dell’ambiente Szyszko che ha deciso di quadruplicare il volume del legname tagliabile in barba a tutte le leggi di tutela ambientale e ai richiami europei, con l’inverosimile scusa di un’inesistente epidemia di bostrico.

Ora come ora il ministro dell’ambiente è stato sostituito, i lavori si sono fermati, e gli ultimi sette compagni arrestati sono stati rilasciati.

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