LE CHIAVI DI CASA – LA PERLA DI LABUAN 11/1/2019

Riccardo


Poche cose ci sono famigliari e abituali come le chiavi di casa, che abbiamo sempre con noi. Per molti non é così, le chiavi sono il ricordo della casa che hanno lasciato al di là del Mediterraneo o il sogno di quella dei loro figli. Mustapha è ospite in studio con il suo libro autobiografico per parlarci di lui e di quelli che con lui vivono in una casa autogestita a Torino. “Adesso il Marocco lo vedo solo in televisione, e non lo riconosco. A casa mia andavamo solo a mangiare e dormire. Nel mio quartiere c’era un forno, noi ci passavamo tutto il giorno, chi beveva, chi fumava, chi mangiava del pane.” Poi c’é stata la rivolta del pane, il giovanissimo Mustapha si scontra con la polizia e comincia la nuova vita, sempre in movimento. Nel 1990, l’anno dei Mondiali, è in Italia e  vende bandiere negli stadi con altri ragazzi marocchini. “Nel Laos ho conosciuto una signora che realizzava collane con i gusci delle vongole. Ma quante zanzare!” Adesso vive con 80-90 uomini, donne e bambini in una casa di 5 piani a Torino, era disabitata da molti anni, appartiene alla parrocchia con cui hanno fatto un accordo. Oguno paga una quota, chi non può é esentato, si conoscono tutti e non é possibile barare. Chi trova una lavoro e un altro alloggio, se ne va e lascia il posto ai nuovi arrivati. “Ma quanto lavoro! Un giorno non funziona l’acqua, un altro non funziona il riscaldamento!” Più volte sono costretti a svegliare di notte il prete che non si tira mai indietro, è polacco e ha conosciuto la dura vita del migrante. Con i vicini all’linizio c’era diffidenza, ma da quando si sono conosciuti meglio li hanno sempre aiutati e difesi.  Mustaphs si è preso l’impegno di andare porta a porta per presentarsi. “Mi piace la musica, suono la chitarra. Quand’ero giovane in Marocco ho inciso delle cassette, le vendevo per strada per guadagnare un po'”. Buon ascolto.

 




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