“Libertà è schiavitù”: l’ideologia all’origine degli zoo moderni

Heini Hediger

Grazie all’articolo “La noia allo zoo” di Carlo Salzani, apparso sul numero 44 della rivista Liberazioni abbiamo avuto l’opportunità di ripercorrere alcune tappe cruciali della storia di queste strutture detentive per animali, che nel corso del tempo hanno cambiato spesso forma ma mai sostanza.

Due personaggi principali in questa storia sono degni di nota e si sono dimostrati abili innovatori nel nascondere la crudeltà della prigionia agli occhi dello spettatore pagante: parliamo di Carl Hagenbeck (1844-1913) ed Heini Hediger (1908-1992). Se il primo è conosciuto come il creatore di un modello di zoo “ammorbidito” nell’aspetto estetico, possibilmente senza gabbie evidenti per venire incontro alle maturate sensibilità di inizio secolo, il secondo, considerato il padre della zoobiologia, puntò ad una gestione zoocentrica di queste strutture che potesse essere “corretta biologicamente”. L’idea di fondo era la seguente: se un animale riceve quotidianamente il soddisfacimento dei proprio bisogni biologici, la vita in cattività può essere considerata di miglior qualità della vita libera. La condizione di libertà sarebbe infatti afflitta da costanti pressioni, stress e fatiche che la rendono poco desiderabile rispetto ad un’esistenza comoda e facilitata da una gestione esterna, in questo caso da parte dell’essere umano. “L’animale libero non vive in libertà” arriva ad affermare Hediger, cercando una contorta quanto curiosa giustificazione filosofico-morale alla propria carriera di direttore di zoo.

Ne abbiamo parlato in questa puntata:




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