Lo Human Technopole e la genetica medica

Lo Human Technopole è il “nuovo istituto italiano di ricerca per le scienze della vita”, ed è da poco nato dalle ceneri di Expo 2015, il grande evento milanese che, attraverso lo slogan “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, ha permesso alle peggiori (e più potenti) multinazionali del pianeta di rifarsi una faccia verde ed etica agli occhi dei suoi numerosi visitatori. Come accade per la maggior parte degli eventi di grande calibro, il carrozzone Expo ha lasciato nella zona del suo insediamento (ora satura di quell’aria triste da lunapark abbandonato) solo edifici vuoti e colate di cemento, con l’eccezione dell’area in cui si erge solitario l’Albero della Vita, il luogo adibito ad ospitare, appunto, lo Human Technopole. Celebrato come il centro di ricerca più all’avanguardia ed internazionale dello stivale per quanto concerne il campo della salute, questo istituto ha in poco tempo preso vita, nominando direttori e ricercatori, e prendendo possesso di un’area di ben 30 000 metri quadri. La nascita, proprio ora, di una punta di diamante nella ricerca contro il cancro, l’invecchiamento e le malattie neuro-degenerative non è una casualità temporale, ma capita proprio in un momento storico in cui l’allarme per il diffondersi di questo tipo di malattie di cui ancora non si conosce cura è sempre più alto. Questa preoccupazione collettiva, anche legittima, invece di andare ad indagare maggiormente alla radice del problema, cioè alle cause dello sviluppo di tali malattie e quindi del sistema che le produce, permette ai camici bianchi e a chi li finanzia di far accettare all’opinione pubblica dei metodi di cura molto invasivi e dal portato fortemente politico che in altri contesti sono stati osteggiati con determinazione. E’ questo il caso degli ambiti di ricerca in cui si specializza lo Human Technopole: biotecnologie, genomica, biogenomica e quindi editing genetico sono gli strumenti di cui si dotano questi ricercatori per cercare le soluzioni agli attuali problemi della salute umana, dimostrando ancora una volta che, secondo loro, l’essere umano non è niente più che una macchina composta da pezzi manipolabili ed intercambiabili, specialmente nelle sue parti più cruciali e profonde, ovvero il DNA. Le modificazioni genetiche, con la giustificazione della medicina, abbattono quella barriera di dissenso che si era creata contro gli OGM animali (non umani) e vegetali, ed entrano con tutta la loro prepotenza all’interno dei nostri corpi.

Non è mai semplice parlare di malattie gravi e della medicina che se ne occupa, a causa del carico emotivo doloroso che si portano dietro, ed ancora più difficile è parlarne da una posizione privilegiata di persone sane, ma ciò non significa che in nome della salute umana ci debba essere un’accettazione acritica verso ogni mezzo di possibile cura. Infatti le ricerche nel campo dell’ingegneria genetica (come molte altre) non si fermano al campo della salute, ma hanno delle ripercussioni irrimediabili ed incontrollabili sulla vita di tutti noi e di chi con noi abita questo pianeta. Accogliere l’editing genetico senza analizzarlo criticamente significa permettere ai tecnici della medicina (che già da tempo attraverso la medicalizzazione estrema e l’accanimento farmaceutico ci hanno spossessato della capacità di gestire la nostra salute, di conoscere il nostro corpo ed interpretare i suoi segnali) di manipolare nel profondo i nostri corpi, decidendo che cosa è sano e che cosa non lo è (la vecchiaia che lo HT asserrisce di voler combattere è una malattia?), inserendo ed eliminando i geni “scomodi” portatori di alcune manifestazioni del nostro essere.

Sempre di più si parla di malattie come genetiche, perdendo spesso di vista la realtà che ci circonda, il contesto sociale opprimente e le nocività mortifere con cui conviviamo quotidianamente: questa retorica scagiona il mondo oppressivo e velenoso in cui siamo inseriti dalla sua responsabilità nella nascita di queste malattie. Come dice il testo da cui abbiamo tratto una lettura: “l’individuo è solo con il suo destino genomico; la sua esistenza sociale non è che un riflesso, o una sanzione. Si obbedisce perché si è sprovvisti dei geni del potere. ” Un giustificazionismo dello stato di cose che non può che tradursi in un’accettazione passiva dell’esistente.

Queste e molte altre riflessioni sono presenti nell’estratto della puntata:




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