Macerie su Macerie – PODCAST 4/3/24 – Discorso tecnologico e IA: né intelligente, né artificiale

L’innovazione tecnologica è diventata un mantra dell’agenda politica globale.

Il discorso che la sostiene, cioè l’insieme degli enunciati e dei modelli epistemologici prodotti, è uno dei punti fondamentali attraverso cui siamo governati. Che le nuove tecnologie siano o no in grado di fare quello che la retorica di Google, ChatGPT, Apple e co. dicono, è talvolta poco importante; a esserlo è il grado di pervasività in tutte le sfere della vita che l’ordine del discorso da loro fabbricato ha. Costoro dicono che la tecnologia attuale sia in grado, dalle neuroscienze fino all’ultimo e ludico dispositivo audio, di conoscere, predire, guardare l’umano con una precisione tale da capire tutto di lui, di tramutarlo in funzionamenti conoscibili a livello micro, trasponibili poi in modelli e pattern da buttare in pasto ai cervelli sintetici, di conseguenza capaci non solo emularlo, ma essere meglio dell’uomo stesso.

Soprattutto a partire dalla gestione pandemica è emerso che quest’ordine del discorso si presenta come una Verità che trascende qualunque altra prova fattuale o idea di vita: l’imposizione di un paradigma antropologico e di uno specifico registro di verità viene mistificata e quello che conta, e che costituisce l’intelaiatura del loro dominio, è la pretesa di questo Dio materiale che si fa governo del tutto, che non ci possano essere altre lenti per guardare ai fenomeni contemporanei. Chiunque ponga delle reticenze, ancor prima che resistenze, viene tacciato di opporsi alla scienza, all’estremamente vero, a ciò che è dimostrabile anche quando non hanno nessuna dimostrazione valida che non sia contraddetta da un’altra nel giro di qualche secondo, la velocità stessa che attribuiscono al machine learning. In questi anni è però emerso che non solo vi è chi non crede a questa novella divinità che tutto sa, che nel mondo ci sono prove non solo della fallacia di questi modelli, ma di come siano vettori di una menzogna interpretativa e di tutta la sua ferocia impositiva. Il caso del 7 ottobre, che non sia stato visto adeguatamente da uno dei paesi più tecnologici del mondo, con più aziende del settore legate proprio alla difesa, è un’evidente dimostrazione di questo inganno.

L’uomo è una variante imprevista in tutto questo e nessuna lente di intellegibilità che lo compari a un mero calcolo computazionale può capire cosa lo costituisca nel profondo.

Quest’anno In italia ci sarà il G7, quello su Industria, Tecnologia e Digitale si svolgerà a Verona e Trento il 14 e il 15 marzo 2024. Le due giornate saranno presiedute rispettivamente dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica Alessio Butti.

Discuteranno di come opprimere ancor di più le vite di buona parte di popolazione globale attraverso le strutture e le armi digitali, irrigimentarle secondo gli stessi paradigmi, modelli e strumenti della guerra che ora si sta consumando sulla pelle dei gazawi. Perché è un’unica guerra questa.

Per parlare di tecnologia oggi è dunque necessario soprattutto reclamare a testa alta la sua impossibilità di una reale comprensione umana e quanto le strutture che costruisce siano lontane dall’essere automatiche e piuttosto sono rette dalla sofferenza e dallo sterminio, e negli ambiti lavorativi, e in quelli dell’atroce guerra che ne deriva.

Chi sostiene l’avanzamento del discorso tecnologico ravvisa come unico problema la disoccupazione crescente che una tale intelligenza superiore creerà. Sappiamo già bene quanto questo sia falso. Più che disoccupazione tutto ciò crea un lavoro che si livella alla schiavitù e che necessità di sempre più umani piegati in batterie zootecniche, che sono i nuovi modelli produttivi, e come cavie dell’atrocità poi prodotte nei contesti di guerra guerreggiata.

Per smarcarsi dalle finzioni in cui siamo immersi, a Macerie su Macerie la lettura di qualche stralcio dell’introduzione del libro di  Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell’IA di Kate Crawford, che racconta quanto poco ci sia di immateriale in questi modelli, e quanto di estremamente materico e sanguinario: lavoro, guerra, deumanizzazione, controllo si vanno a sommare a elementi di nuova rapina delle terre e delle risorse, a nuovi modi di colonizzare questo globo e reiscriverne le coordinate politiche e sociali:

 




Radio Blackout 105.25

One station against the nation

Current track
TITLE
ARTIST