OverJoy 63

Aziz Pablo

Torino, Martedì 13 Luglio 2021, OverJoy 63 [S6E4]

In questa penultima puntata prima della pausa estiva dalle dirette trasmesse da via Cecchi 21/A, durante le due ore di OverJoy, il contenitore Roots’n’Dub di Radio Blackout, si espone un sacco di buona musica e la prima parte di una intervista estratta dal blog Musik-Line a Ras Kush, executive della Black Redeption, etichetta rasta di Brooklyn NY.

La scaletta include i brani di Miraflowers nel preludio, poi dopo la consueta sigla di Danny Red si incomincia con i Gladiators, gli Steel Pulse, Kenny Knotts, Bush Chemists, Lone Ark, Gregory Isaacs, Jonah Dan, Abassi All Stars, Iron Dubz, Vibronics ed una preziosa anteprima del prossimo disco della Black Redemption con Johnny Clarke e Dennis Rootical. Si conclude con un remix di Mala dei Last Poets, un mix insolito di Steppin’ Razor di Peter Tosh, Albo, Mawyd e si finisce con Martin Campbell.

Qua di seguito la prima parte dell’intervista a Ras Kush, il suono di Brooklyn

Ras Kush è uno dei principali ambasciatori del dub britannico negli Stati Uniti, come sound-man, produttore e architetto dell’etichetta discografica Black Redemption. Ci siamo incontrati per la prima volta nel 1999; lui lavorava a Jammyland, allora il più importante negozio di reggae del Lower East Side, e io stavo scavando per cercare qualche disco interessante. Abbiamo parlato di dub e sound system, e da quella consversazione iniziammo a collaborare. È sempre stato una miniera di conoscenze, quindi l’altro giorno ho approfittato della sua visita a Berlino per chiedergli un’intervista. Ci siamo seduti di fronte ad uno stufato di fagioli neri e abbiamo iniziato la conversazionew. Ecco la trascrizione: una putiferio di informazioni riguardanti il ​​suo background musicale e la sua evoluzione, di hip hop e reggae nella Brooklyn degli anni ’80, gli stili di percussioni e la loro relazione con il rituale, i suoi incontri con Wackie’s e il dub britannico, l’evoluzione del sound system e dell’etichetta Black Redemption, e di molte altre questioni. 

“Fin dalla mia infanzia, trascorsa in Haiti, ho sempre amato la musica. Da bambino, avevo un piccolo pianoforte, una batteria giocattolo, una chitarra giocattolo: questi erano i miei giocattoli preferiti. Mi piaceva cantare e ballare e inventavo anche coreografie sui brani che passavano alla radio. C’erano i compas, la musica originale dei compas, io ho sempre amato i compas; perchè suonano anche musica originale delle Antille, musica di tutti i Caraibi, musica afro-francofona. In realtà non mi piace il termine “afro-francofono”: è musica africana, fatta da persone che sono state colonizzate dai francesi, e quindi parlano questa lingua, cantano e comunicano in un vernacolo simile. Musica africana, musica tribale e voodoo, questi erano i diversi modelli di percussioni associate ai diversi riti cerimoniali. Alcune musiche hanno un pattern di batteria caratteristico, altre tribù ottengono i loro ritmi dalle miscelazioni di diverse tradizioni e stili, e infine ci si ritrova con un sacco di ritmi originari dello stesso luogo. Sviluppano, evolvono e producono questa musica che viene poi diffusa e condivisa, quindi immagino che questi luoghi colonizzati dalla Francia abbiano tribù simili e ritmi tribali simili: tutto ciò è diventato caratteristico delle composizione musicali di quest’area e lo ha reso inerente a tutti questi popoli: quindi che tu vada in Martinica, Guadalupa, Antille, ad Haiti… tutti suonano ai caraibi come in Africa. Ho ascoltato questo tipo di musica, compas e molta altra, e poi reggae reggae reggae, tanta musica giamaicana. La prima volta che ho sentito Bob Marley fu con mio padre, avevo cinque o sei anni. Ricordo che abbiamo stavamo attraversando il paese da Port au Prince a Saint-Marc, e per tutto il tempo in sottofondo c’era Bob: fu così che la musica di Bob Marley mi conquistò. Poi c’erano moltissime persone ad Haiti che sono state influenzate da Bob, tra tutti mi ricordo un artista chiamato Ti Mano, che alla fine degli anni 70 fece alcuni pezzi reggae, sia in creolo e sia in inglese. 

Sono nato a New York, ma sono stato portato ad Haiti quando ero molto giovane perché i miei genitori hanno preferito il sistema di educazione e istruzione caraibico più di quello che sarebbe stato disponibile per me a Brooklyn in quel periodo. Ho vissuto ad Haiti fino all’età di 11 anni, ma venivo a New York ogni estate. Avevo molti cugini là, per la maggior parte  nati e cresciuti a Brooklyn alla fine degli anni ’70, vivevano nel ghetto ed erano appassionati di hip hop. e così senza rendermene conto entrai nella scena dell’hip hop più hardcore, quello con lo stile del sound system afroamericano, tutto grazie per i miei cugini. Io ero più piccolo di loro e li seguivo in tutto e per tutto, da casa fino alle yard dove montavano i sound rubando l’elettricità pubblica. I giamaicani erano i più infogati in questa scena.

Quando venivo a New York stavo a casa di mia mamma, a St. Marks, lungo Nostrand Avenue, Dread Central. Ovviamente, dato che era una zona di spaccio selvaggio, mia mamma mi ha sempre vietato di frequentare certi posti, dicendomi che se fossi passato di là sarei diventato un criminale istantaneamente. Arrivai a New York a 11 anni, a quel tempo ascoltavo di tutto… la mia stazione preferita era 1190 WLIB, eccellente per la promozione della musica e della cultura caraibica: era di proprietà di un nero ed era gestita fondamentalmente dal movimento politico nero di estrazione clandestina. A volte, nei fine settimana,a tarda notte, ricevevi programmi caraibici, e quindi i miei genitori ascoltavano il programma haitiano la domenica, e subito dopo iniziavano con musica calypso, soca, e poi c’è il reggae. Quindi capite che era una ampia varietà di musica. Da quando mi sono trasferito a New York questa radio è stata un mio punto fermo. Più tardi, verso l’84/’85, quando Yellowman divenne famoso, molti DJ hip hop iniziarono a suonare Yellowman. Ricordo che DJ Red Alert, dopo che uscì Sleng Teng, mise il riddim ogni sabato sera all’interno dei sui mix che di base erano hip hop. Poi iniziò tutta questa mescolanza tra reggae e hip hop, con Just Ice, Boogie Down Productions… Nell’hip hop c’è un aspetto spirituale, un movimento di strada urbano di base. Proprio come nel reggae che è intriso di cultura rasta, l’hip hop ha una cultura che io sapevo ispirarsi alla Five-Percent Nation of Gods and Earths. Molti dei codici spirituali, i codici disciplinari coinvolti nella musica hip hop, breakdance, in tutta quella roba, sono stati messi indotti da queste persone. Sia chiaro che inizialmente questo movimento non aveva nulla a che fare con i soldi: solo da quando la musica hip hop è stata portata a livello commerciale è diventata qualcosa di diverso. Quando dico Just Ice, mi viene in mente tutto quel movimento. Afrika Bambaataa Zulu Nation è tutto questo, si stava staccando dalla Nation of Islam, sta uscendo dalla lotta progressista dei neri, dallo sviluppo urbano, e tutta quella roba. Quindi la musica hip hop è un movimento che è scaturito da tutto ciò, ma è stato acquisito dalle nuove generazioni e trasformato in qualcos’altro.

Sono felice di aver visto e vissuto una parte di esso. Molte di queste persone hanno preso molto dal reggae o dai rasta, amano le erbe, e quindi han dato luogo a  questa cultura incrociata, ed è da qui che il reggae è entrato nell’hip hop. C’era un piccolo segmento di reggae hip hop che stava nacendo. Ma Sleng Teng… Sleng Teng ha frantumato tutto. Quando è uscito Sleng Teng, non c’era stato niente di simile fino a d allora. Ricordo che a New York, tutto era semplicemente esasperato, ogni volta che sentivi Sleng Teng passare da un altoparlante … ricordo che Sleng Teng era la hit. Quando Sleng Teng partiva, tutti erano consapevoli che in quel momento a Brooklyn, a New York e in tutto il monddo non c’era nulla di simile. E’ stato un boom! Anche Super Cat, con Boops, Boops era enorme. Se andavi ad una festa hip hop in qualche seminterrato, al parco o nei cortili, sentivi sta roba. Quando suonavano sti pezzi, tutti dicevano “This is the shit!” A quel punto io ero completamente infognato. Per quanto riguarda la musica dancehall, per quanto riguarda la musica della gente, questo era tutto. E in quel momento ho iniziato a prendnere la musica sul serio. Ho iniziato a comprare dischi non appena ho potuto, nei primi anni ’80, un singolo costava tipo 75 centesimi… Così ho iniziato la mia collezione, non avevo la consoslle ma i miei cugini più grandi avevano i piatti e organizzavano feste, e mi piaceva mettere i miei dischi alle loro feste perché era una grande opportunità per un giovincello come me.

A 14 anni nella città di New York puoi lavorare per il New York City Youth Employment, e così mi misi a lavorare ogni estate per mettere da parte qualche soldo e potermi comprare i giradischi. Poi imparai a contare le battute, ad abbinare i beat, a mixare, a catturare il ritmo, tutto con due giradischi con un mixer. –

Quindi quando ho iniziato a fare il DJ mettevo Boops, Sleng Teng, quelle cose a nastro. Quella era la musica che faceva per me. Mi piaceva anche il rap, mi piaceva Slick Rick, mi piaceva Lovebug Starski, mi piaceva tutto ciò che suonava funky fresh. I miei cugini facevano feste nei basement, e ovviamente non mi lasciavano suonare duurante i pienoni, ma quando non c’era nessuno, potevo mettere qualchhe disco, e poter sentire la mia musica ad un volume esagerato mim gasava anche se la festa non era ancora iniziata. E tutto ciò è stato molto gratificante.

Poi, quando ho iniziato a fare le cose in grande, avevo una piccola troupe. Giravo con Sammy D, che faceva il beatbox, andavamo alla stessa scuola, anche lui è di genitori haitiani, avevamo molto in comune. Sammy era infognato di Bob un po’ più pesantemente di quanto non fossi io a quel tempo. Ci siamo evoluti insieme, sai, conoscendo sempre di più la musica, conoscendo suoni diversi. A 16 anni sono diventato politicamente consapevole e cosciente, prima con una prospettiva di persona di colore arrabbiata sulla storia, sul sistema e su quello che vedevo in TV. Ero del ghetto. E gran parte del mio risveglio cosciente proveniva da cose che ricevevo dalla strada, da persone della Five-Percent Nation che erano coinvolte nell’hip hop. È lì che la scienza, la conoscenza, l’informazione, la saggezza, la storia, il reale veniva trasmessa in quel modo. KRS-One penso sia un ottimo esempio di un risultato del bene che c’era, ma, una volta che i media l’hanno comprato, gli hanno ucciso la vibe. C’erano ancora band come Brand Nubian negli anni ’90, e immagino che siano ancora lì, ma essendo diventato tutto così commerciale, non credo sia più efficace. Ma comunque, attraverso questa coscienza, incominciai ad evolvermi in un pensiero più globale …  Il sistema fa schifo a molti livelli, è come una cosa organizzata. Poi capisci che non sono solo i neri la vittima. Mi sono interessato all’intera faccenda del Vietnam, al sistema capitalista e a come sia fottuto. Penso che venendo da una prospettiva del ghetto sia molto allettante pensare che non ci sia una classe. Ero attratto dal comunismo. Non so se può essere realizzabile o no. Ma comunque, tutte questi fatti mi hanno fatto entrare a far parte di una musica che in qualche modo fosse relativa a quel pensiero. E poi, attraverso l’hip hop e i beat, e suonando beat su cui cacciare rime, inizi a cercare beat, e quando inizi a cercare beat entri in diversi tipi di dischi, dischi new wave, dischi che normalmente non compreresti per l’artista ma li compri a causa della musica che in essi è contenuta. Quindi vieni esposto a un diverso tipo di musica. Così il mio interesse si è sviluppato. E poi verso la fine degli anni ’80, all’inizio degli anni ’90, sono diventato Rasta, sono come rinato, vivendo come una persona Rasta. E anche musicalmente ero diverso. 

Penso di essere andato in uno studio e di aver registrato per un produttore, facendo rime, ho fatto una rima su un riddim hip hop e qualche influenza reggae, una combinazione con un ragazzo di nome Valentine, una roba mai puibblicata. Tutto senza soldi. Poi Ho fatto una cosa per Countryman, questo ragazzo di nome Countryman, era a Bed Stuy, aveva un sound e uno studio. Aveva un DJ tosto nel suo sound, non so se ha mai fatto fiasco, era di Trinidad, faceva speed rap, era cattivo, cattivo! Avrei sempre voluto vedere lui e Papa San cimentarsi faccia a faccia. Cattivo! malvagio! Ho dimenticato il suo nome, amico. Ho anche fatto il mic man per Soul Boys, che era un sound system che è stato forse il primo grande sistema audio con cui sono stato coinvolto. Un sound enorme. Il ragazzo era della Dominica, viveva in Inghilterra, si è dedicato al sound system nei primi anni ’70, è tornato a New York e ha suonato tutta la musica, reggae, soul, qualunque cosa, con un sound gigante, in stile caraibico. Ero coinvolto in quel sound, ero presente, aiutavo a trasportare le casse, poi stavo al microfono. Ero una delle persone al microfono, a volte l’unica persona al microfono. Il DJ era il famigerato Ashworth Doe, Ash the Hyper Freak. Un sacco di gente della musica dance gli attribuisce un sacco di nomi e affari, compagnie come Wild Pitch, Soul Kitchen, vengono tutte da Ash. Quando ero un adolscente ribelle, a 16 anni, ho lasciato casa per un periodo, e molte di quelle volte le ho passate dormendo sul divano di Ash. Ogni stanza era solo pieana di dischi, di cumuli di dischi, di tutti i tipi, reggae, soul, jazz, tutto. Ash era un vero sound system, musica, produzione, tutto, educazione. Ho cantato per lui con Valentine. Nemmeno io so cosa ne sia uscito fuori. E ovviamente non era sempre denaro, perché stavo imparando d ero molto felice, molto grato per questo. Poi ho iniziato a distribuire dischi tra i DJ, andando in posti dove potevo trovare dischi in stock, e riuscivo a battere sul tempo alcuni negozi di dischi nella vendita ai DJ. Così ho provato a creare un piccolo pool di DJ per cercare di farmi un business. Mi stavo dedicando all’hip hop ma soprattutto al reggae, nuovi pezzi e poi alcuni pezzi di Studio 1 che tutti volevano, perché a quel tempo i ritmi erano sempre come un remake, quindi la gente voleva sempre ottenere l’originale. Quindi, se stavi organizzando una festa, potevi rimanere su un riddim per un sacco di tempo, potevi passare dal più attuale al più antico, erà così lo stile dei dj che suonavano sta musica. Ho cercato di raggiungere quanti più DJ possibile, per avere sempre più clienti. Ed è in quel periodo che ho scoperto la musica di Wackie. Mi è piaciuto molto il suo suono. Il modo in cui suonava quella musica era proprio come fosse terrore per me, terrore, pesante, oscuro, spirituale, mii piaceva come suonava. Lui era nel Bronx, aveva un negozio di dischi, aveva tutti questi dischi lì, dischi che nessuno voleva…  

A me è davvero piaciuto, e non riuscivo a capire perché alle masse non piacesse. Hanno detto su di lui ogni tipo di merda, una persona in particolare mi ha detto “Dread, la musica non finisce mai”. E ho avuto lezioni. Ho avuto molte lezioni, proprio perché queste persone avevano negozi di dischi e si rispondevano al fatto che provavo a vendere loro questi dischi. Provavo a venderli a loro perché ero tipo, “Wow, non ce l’hai qui, questo è super”. E fondamentalmente loro sapevano di non avere quella musica, ma la snobbavano dicendomi che non è completa, non è finita, è dura, non è lucidata, non è vendibile, non è non è non è…. Insomma non gli piaceva. Quando lo mettevano su dicevano, “Yuh, senti come suona strano? Ora ascolta questo, senti che questa è musica?” Pensavo ancora che non sapessero di che cazzo parlassero, perché quella merda suonava bad, ma ho preso un abbaglio e ci ho convissuto.

Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 per un po’ ho interrotto l’intera faccenda della musica, perché la musica era cambiata, ed ero diventato un po’ più serio nei confronti di Rastafari; i testi non mi piacevano molto, nel complesso. Quindi ho preso una pausa e in quegli anni mi sono staccato dal reggae, dai sound, da tutto. Pensavo a cosa era il reggae, e non vedevo nè sentivo niente di progressista, persone che uccidono persone, colpi di pistola, tutti vendono coca, tutti indossano una catena d’oro, conosco il terrore ma tutti fumano coca o scoppiano a ridere o qualsiasi altra cosa, e c’è una grande competizione per la maggior parte outfit esagerati, e anche la mentalità delle donne nere e degli uomini neri, per me era degradante da accettare, perché parte del mio coinvolgimento nella musica era anche orientato consapevolmente. Quindi sono uscito da tutto ciò. Ma avevo ancora bisogno di soldi, perciò ho lavorato poi come fattorino, bicicletta, a piedi, ho iniziato a cucinare, a fare stufato arrosti e ad andare ai catering dei grandi eventi: ho avuto modo di vedere un mucchio di eventi, eventi in cui si mangiava cibo italiano. Sognavo di poter dare da mangiare alla gente della musica.

All’epoca i sound più grandi erano,da Brooklyn, Terrorist, un grande terrorista cattivo. Sì. Terrorist era il sound, Terrorist ha fatto accadere molte cose. Il tizio che possedeva il sound cantava in un gruppo chiamato I-Plees, alla fine degli anni ’70, primi anni ’80. Alla fine è stato fucilato. Hanno un po’ di canzoni su questa etichetta chiamata Stero, Stero è Stero Fletcher. Tra l’altro, etichetta super bad, e dei rani killer sono usciti su quell’etichetta, come l’originale Still Cool “To Be Poor Is A Crime”. Shaka ha suonato all’infinito quel brano. Cantanti come Sluggy dormivano davanti alla porta di Terrorist finché non venivano fatti entrare, capito? Posso darti una lista di grandi nomi, che se non fosse stato per Terrorist… e nessuno ha parlato di Terrorist perché quando gli hanno sparato, le persone che erano coinvolte nella sua sparatoria, erano tutti così terrorizzati da questa persona, che nessuno ne ha mai voluto parlare. Ma quando quel sound suonava, e la musica pompava… Penso che sia uno dei primi a portare il sound system dagli scantinati a una sala da ballo, capisci? ma nessuno gli è stato riconoscente.

Terrorist era solo uno dei sound attivi in città: c’erano molti sound, Inner City, Downbeat, Sons Junior … Il sound di Wackie era stato praticamente chiuso a quel tempo, quando nei primi anni ’80 spararono a Munchie Jackson … e poi c’era Earthquake, Third World … Dillinger era stato con i Third World a Brooklyn, il leggendario Dillinger, negli anni ’80, e anche Lone Ranger. Ma di tutti questi nomi, nessuno ha mai davvero superato quello che il sound di Jah Love ha fatto per me. C’erano tutti questi artisti coinvolti nel sound system di Jah Love perché era il sound system delle Twelve Tribes. Jah Love veniva a New York e suonava molte volte. Briggy, Charlie Chaplin, Josey Wales, quelle dance a cui andavo sempre, e SuperCat veniva sempre. Amo Super Cat da molto tempo, per me è uno dei DJ più bad mai nati. Come se Dio dicesse che farà nascere un DJ, e questo sarebbe Super Cat. Gli devo molto. Respect. Da molti sono considerati dei DJ sfigati, ma per me, da dove vengo io, da una prospettiva esterna, in cui considero solo il flow, lo stile, la presentazione dei testi, il tempismo, ecc, SuperCat è uno dei DJ più bad sulla terra. SuperCat si presentava sempre alle dance di Jah Love. Ha avuto la cultura, l’abilità oratoria estrema, la fede in Selassie I … insomma lo adoro.

Quindi, anche ora che apprezzo molto il sound system del Regno Unito, ciò non toglie la passione per quell’aspetto del sound system giamaicano. Il posto dove fare festa, ormai alla fine degli anni ’80, dove a volte potevo sentire radici e cultura, era il Reggae Lounge, poi hanno cambiato il nome in Island Club. Volcano ha suonato lì, Volcano ha suonato lì con un sacco di artisti: Ranking Joe, Toyan, ho visto Shelly Thunder quando era appena uscita, Shinehead. Poi c’era un sound dal Bronx, African Love, in quel periodo African Love suonava la musica più culturale, suonano Yabby U, suonavano musica pesante, anche musica che ora considero tuttora pesante, loro la suonavano. Hanno suonato a tutti i tipi di eventi, hanno tenuto grandi dance, eventi culturali, dove sai che ascolterai musica Rasta tutta la notte. A quel punto mi sentivo in paradiso perché tutto il resto era una merda per me. Ma quella musica era tutta proveniente dal passato. C’era un’organizzazione chiamata IRI, Iniversial Rastafari Inity, si mettevano a ballare, ho visto il leggendario Jah Wise Tippatone negli anni ’80 suonare un po’ di musica… comunque, là potevi sentire la musica che non sentivi da altre parti. Una sosa seria. E per me era così. Poi mi bastava essere un collezionista, di avere tutta questa musica di Wackie che non avrei mai potuto rilasciare a nessuno, così come la musica per me che stavo comprando e collezionando da conservare, per documentare questo grande messaggio musicale e delle grandi registrazioni. Ma era solo per me stesso, non volevo diffonderla. Penso di essere stato molto influenzato dal sentire quei ragazzi suonare, e poi magari ci incontravamo a casa mia con i Bredren, attaccavamo il microfono, e influenzato com’ero da Jah Love e Briggy, mi piaceva suonare Lato A e lato B, cantarci sopra i canti nyahbingi, perché a quel tempo stavo andando ai raduni binghi regolarmente, quindi cantavo ises sopra i riddim, cantavo contro Babylon … fumo di erbe, tutto bello.

Era proprio come stare tra fratelli e sorelle. [continua]

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