Sanità: tra migrazioni e territorio

macerie

Affrontare la questione sanitaria all’epoca del coronavirus ci porta a percorrere un terreno sdrucciolevole. Nell’indicare le responsabilità di chi ha gestito questa crisi, nel parlare dei limiti strutturali e organizzativi dell’istituzione sanitaria, addentrandosi nella matassa dei tagli alla Sanità o del frammentato mercato del lavoro, si rischia di ricadere in una retorica riformista. Non ci interessa infatti chiedere che lo Stato funzioni meglio, o indicare come un potere altro dovrebbe gestire la situazione senza variare, però, la natura e la struttura che stanno alla base.

L’attuale crisi sanitaria sta manifestando palesemente un qualcosa in nuce da sempre: la portata selettiva della Sanità, sul solco della continua demarcazione tra esclusi e inclusi.

Partendo da questa premessa abbiamo provato ad addentrarci in alcune questioni tipiche della crisi che stiamo vivendo.

PARTE 1 – La frammentazione del lavoro in ambito sanitario e la migrazione del personale per fronteggiare il COVID-19.

PARTE 2 – Le strutture ospedaliere tra accentramenti, territorio e falle decisionali.




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