Urla tu che fischio io. Breve storia di come siamo arrivati a Lubiana

Storia
Da un collettivo di improvvisatori di Nancy partì qualche anno fa l’idea di allargare un contagio sotterraneo capace di propagarsi all’infinito nelle forme più varie.
Le spore presto si diffondono, trovando un fertile terreno di coltura nei circuiti più off e sperimentalistici. Cambiano i nomi ma il sugo è lo stesso: nasce così a Berlino l’esperienza Multiversal, inizialmente una sala prove poi sigla per diversi concerti in giro per la città ed infine, a inizio 2014, debutta con  Multiversal Marathon (11 giorni di concerti in diverse location della città).
La commistione tra curiosità pura e auto-generatività infonde forza ad un nucleo non individuabile ormai più geograficamente che decide finalmente di uscire allo scoperto e replicare la maratona in diversi paesi. Inseguendo l’idea di un “ready made tour” a carovana, Multiversal si spinge fino in Danimarca e Norvegia, per poi atterrare a Napoli. Ecco perchè si riparte tra pochi giorni con l’Europa da conquistare.
Alle spalle di tutto un briciolo di filosofia comunitarista, spirito dell’avventura e desiderio di diffondersi il più possibile con i meccanismi di cui sopra.
In poco tempo alla carovana si aggiungono uomini, donne, idee, cavi di rame e un qualche migliaio di chili di soundsystem.
Siamo all’incrocio tra performance, impro, rave e presa bene da freak show. Abbiamo mutato le abitudini auricolari e ora, zaino in spalla partiamo per lubiana. Già: dal 1 al 7 settembre c’è il multislow e radioblackout sarà presente con i suoi migliori cronisti per raccontare in diretta i giochi senza frontiere del noise. Ecco perchè e percome.

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Orizzontale
Una delle cose che mi sono piaciute fina da subito di questo “movimento” è che non ha capo nè coda.
Nè comandare nè essere comandati. Questo non significa caos. Postula ricchezza, interscambio, docilità nel farsi combinare. Ma anche coraggio, desiderio di scoprire cosa succede se premo questo tasto.
Cosa sarebbe stata la storia delle muutksiche improvvise senza questi nobili sentimenti? Se Peter Brotzmann non avesse fatto Machine Gun o se non vi fosse mai stata una sinfonia per un uomo solo ora forse saremmo un branco di zombie pappamolle che fanno la coda davanti ai conservatori, privi di spina dorsale come lumache, diretti dalla classifica di tv sorrisi e canzoni o di pitchfork, nella migliore delle ipotesi.
Fortunatamente le regole sono fatte per essere superate, se non vogliamo dire bruciate.
Ecco perchè in questo contesto va a farsi fottere anche l’idea di band, idea che già con il free andava scemando e che ormai si è disciolta completamente.
Non esistono entità stabili, tutto può cambiare da un momento all’altro, generando corpi spuri che producono meccanismi non razionali di interazione sonora. Panta rei. Ma più come un virus che come un festival (per cui guai a chiamarli così).

Scatolette
Standard a chi? Abbiamo deciso che siccome sarebbe estremamente noioso continuare a riprodurre da ciascuno strumento suoni di “default” ecco che è necessario procedere a scollegare, rimontare, saldare, scocciare, avvitare. Poi bisogna premere a caso e stare a vedere cosa succede.
Giuro, anche la musique concrete è iniziata così, mescolando amatorialità da hobbisti e curiosità da bambini.
E se questo lo metto qui anzichè qui?
E’ così che un trombone può diventare un treno e perfino un tupperware, opportunamente cablato potrà fungere da synth. Il riferimento non è più il negozio di strumenti musicali ma il mondo intero dove tutto può essere strumento.
Da quando ho visto molti sostituire il “soundcheck” con una sessione di saldatura ho capito che ero nel posto giusto, tra coloro che resistono a mode, hits, rock e paccottiglie varie. E non solo: la customizzazione offre una possibilità unica che ha dato lustro a migliaia di camerette adolescenziali in tutto il mondo; questo rumore è mio, l’ho prodotto io fin dall’inizio, senza dover chiedere un effetto alla boss o dover studiare per anni un sintetizzatore modulare che mai potrò permettermi. Il montaggio e l’autocostruzione come pratiche di resistenza, l’autarchia di sottofondo e una dose di coraggio per i collegamenti elettrici. Potevamo forse non esserci?

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Fruizione
Per quelli con le orecchie vergini, per i pregiudiziosi, i saputi, i critici è meglio cambiare rotta. Dirigersi altrove. Magari proprio ritornare a considerare l’ippica, il cucito o la coltivazione di fragole in vaso.
Già perchè la stessa curiosità del performer è richiesta all’ascoltatore. Che può perfino entrare nella rappresentazione, fino a modificarne un corso che sembrava inevitabile, ovvero preconfezionato. Questo il rock non lo capirà mai, ormai vecchio e sordo, con i suoi festival pieni di buttafuori, regole, aggressività, danaro e l’altalena straziante strofa-ritornello-strofa.
Tra i due (rock e non musica) non corre buon sangue per cui non sarò certo io a tentare di ricucirne i rapporti. Mettetevi i tappi e andate affanculo con tutti i vostri cd degli zeppelin (con tutto il rispetto).

Oriente estremo
In un certo senso anche i centri gravitazionali della cosiddetta musica pop si sono disassati con uno sbilanciamento inesorabile verso il misterioso oriente. Dalla Cina a Taiwan, Malesia, Hong Kong, Indonesia, Sumatra, per non dire nulla del Giappone, esiste un sottobosco brulicante e impenetrabile che è valso da esempio per molti colleghi al di qua della “cortina di ferro”.
Nei regimi totalitari moderni (termine improprio ma non troppo se riferito ai luoghi ameni di cui sopra) non esiste che UNA musica, riconosciuta, vagliata e possibile. E non pensate che io stia parlando dell’URRSS prima del muro. L’ignoto fa paura ai controllori. Le possibilità cospirative di un branco di noisers cinesi sono, ovviamente pari allo zero assoluto, oggi come durante la rivoluzione culturale maoista, ma il pensiero unico è vigile come uno sbirro alla dogana e non ha intenzione di lasciar correre (pensate agli arresti di Hai Weiwei, innocuo fotografo punk cinese sul quale si è montata una storia incredibile, pe la gioia del diretto interessato, immagino almeno a livello di tornaconto pubblicitario ).
Non potendo controllare però tutto, il sistema preferisce il contrattacco, la droga sintetica dei mostri da classifica, che benzinano uno starsystem internettaro fatto di rifiuti musicali (questi sì) nobilitati da schiere di lacchè merdosi che elogiano questo o quel nuovo talento della canzone. La cosa drammatica è che non succede solo con Rhyanna o Justin Bieber. Fanno così anche le etichette discografiche cosiddette “Underground”, anche loro pienamente complici di un meccanismo tipicamente capitalista di aggressione del mercato. Cosa cazzo c’entra con quello che stavo dicendo? Già, le musiche dei margini, le non musiche o le musiche c.d di difficile ascolto vivono come sanguisughe alle spalle di questo universo cartonato e scintillante, ne succhieranno energie per poi riconvertirle in impulsi sonori ridigeriti, estremi atti di resistenza contro questo asfissiante paradigma del controllo assoluto, anche nei nostri gusti musicali.  Per cui andate affanculo se il festival non lo fate ce lo facciamo noi e non solo in un alloggetto, ma prenderemo il mondo, ci mescoleremo così tanto che poi sarà impossibile scioglierci. E cari fottuti stronzi con il palato abraso e i gusti in fotocopia, vi diamo una possibilità per riscattarvi ma per farlo dovete saltare al di quà del muro, rinunciando alla passività come regola d’ascolto. Vi metterà in crisi all’inizio ma poi vi farete gli anticorpi e andrà tutto bene.

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Una sommaria conclusione
Non c’è da stupirsi dunque dell’esistenza di musiche “noise” (Anche se ancora oggi fanno paura a moltissimi…); il rumore è come la violenza di cui parlava Burgess in Arancia Meccanica,  è il desiderio di creare delle giovani generazioni oppresse (almeno nei posti dove questo si può oggettivamente fare) . Non potendo farlo in altri modi si procede a distruggere.
Mutatis mutandis questo significa nel nostro caso distruzione completa del paradigma performatore/pubblico. Distruzione seriale dello “strumento” convenzionalmente inteso. Ecco perchè i noisers, gli sperimentatori per me sono coraggiosi pirati, sempre pronti ad assaltare il mercantile di questo infra-mondo patinato per saccheggiare e ridistribuire.

Partiremo per lubiana e vi terremo informati, comunque vada sarà un clamoroso insuccesso.

qualche link per capirci di più (forse)
http://reactionpowertrio.tumblr.com/
http://multiversal.eu/multislow
http://radiostudent.si/
http://www.brainpussyfication.com/
http://www.thenewnoise.it/lets-party-with-rpt/

 




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