permesso a punti

Cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia. Questa proposta del presidente della Repubblica Napolitano ha suscitato l’immediata levata di scudi della Lega e la minaccia del PDL di uscire dalla maggioranza che sostiene il governo. Hanno plaudito i Democratici e i post fascisti di Futuro e Libertà.
Nei fatti è solo una vaga indicazione, un suggerimento senza indicazioni di fattibilità da parte del neonato governo Monti.
La realtà, per i ragazzi che compiono 18 anni, è molto dura: pochi riescono facilmente ad avere il permesso di soggiorno, molti sono obbligati a scegliere tra gli studi e la necessità imposta dalla legge di trovare un lavoro entro sei mesi.
Da febbraio la corsa ad ostacoli che caratterizza la vita di ogni immigrato nel nostro paese sarà ancora più dura. La scorsa settimana è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la data di entrata in vigore del permesso a punti. Ad ogni nuovo immigrato non basterà un lavoro regolare, un’abitazione adatta, ma dovrà dimostrare di essere un cittadino migliore di quelli che la cittadinanza la acquisiscono al momento della nascita.
Il permesso a punti è una sorta di pagella: chi non raggiunge la sufficienza in materie come la conoscenza della lingua italiana, i principi della costituzione non avrà diritto al permesso di soggiorno. Non solo. Dovrà anche avere un buon voto di condotta. Se parcheggia l’auto in sosta vietata perde punti, se viene inquisito per un reato anche banale perde punti.
In altre parole agli immigrati sarà richiesto di essere i primi della classe da uno Stato che nega loro gran parte delle libertà sancite da una Costituzione, rimasta in buona parte sulla carta per gli italiani, mera beffa per chi emigra nel nostro paese.
Intervista all’avvocato Vitale.


Current track
TITLE
ARTIST