Siria. Il Grande Gioco dei potenti

Scritto dasu 1 Agosto 2012

In Siria si sta giocando una partita del Grande Gioco dei potenti. Sul piatto il controllo di un paese chiave nello scacchiere mediorientale.
L’asse sunnita tra Turchia e Arabia saudita appoggia militarmente e politicamente il fronte antigovernativo, quello tra Iran e Russia sostiene la dinastia alawita degli Assad.
In questa partita resta ben poco spazio per le aspirazioni di libertà e giustizia sociale che pure si sono espresse e si esprimono tra i ribelli.
Ne abbiamo parlato con Stefano Capello che ci ha delineato un quadro complesso in cui emerge la volontà di Arabia Saudita e Turchia di giocare in proprio una partita che rischia di emarginare anche l’alleato statunitense.
Negli ultimi anni i sauditi hanno realizzato un programma di modernizzazione del paese che li sta rendendo indipendenti dalla tecnologia occidentale.
Ne abbiamo discusso anche alla luce dell’analisi di un anarchico siriano in Egitto fatta girare in questi giorni tramite i canali dell’AIT.
Ne riportiamo alcuni stralci, omettendo per ragioni di sicurezza nomi e riferimenti specifici, poiché il compagno è intenzionato a ritornare ad Aleppo, dove opera un gruppo di giovani libertari, che partecipa alla rivolta, pur nella consapevolezza del progressivo restringersi degli spazi di autonomia per la crescente influenza delle formazioni salafite. Nell’incipit anche un appello alla solidarietà con la popolazione civile.

Ascolta la chiacchierata con Stefano Capello: [audio:https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2012/08/2012-08-01-Siria-Stefano-Capello.mp3|titles=2012 08 01 Siria Stefano Capello]

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“Sono ******, un anarchico siriano. Nel mio paese c’é un’emergenza umanitaria causata dalla brutale oppressione del regime contro le masse in rivolta. Un gruppo di giovani anarchici e anti – autoritari di Aleppo mi ha contattato per chiedere un aiuto urgente. C’è urgente bisogno di tutto: farmaci, tende, latte bambini. Speriamo possiate aiutarli ad alleviarne le sofferenze.

In Siria la situazione sta peggiorando rapidamente. Dopo l’uccisione di alcuni dei generali di alto rango del regime la guerra civile sta divampando anche a Damasco e Aleppo.  Dopo un’avanzata iniziale delle truppe ribelli l’esercito Assad ha iniziato un contrattacco usando caccia cannoni e carri armati. Molti civili sono stati costretti a fuggire, centinaia di persone sono state massacrate.

La rivoluzione siriana strangolata dallo scontro armato tra le due fazioni. Quel che era iniziato come una rivoluzione di massa spontanea è diventata una lotta armata tra l’esercito regime ei suoi oppositori armati. Ciò dovuto principalmente alla brutale oppressione del regime, con il suo esercito, i suoi carri armati e armi contro i quartieri civili, ma anche per l’intervento di tirannie come monarchie saudite e del Qatar.

Grazie alla posizione strategica della Siria, la rivoluzione è divenuta ostaggio della rivalità tra Iran e Arabia saudita per il dominio regionale. Russia e Stati Uniti a loro volta supportano una parte, ma solo per i propri interessi. Non possiamo credere che la monarchia saudita si preoccupi della libertà del popolo siriano: vogliono solo indebolire il regime islamista iraniano oppressivo.
Arabia Saudita e Qatar hanno fatto tutto il possibile per deviare la rivoluzione siriana in lotta settaria tra sunniti e sette Shiaa dell’Islam. Cinicamente, il regime siriano ha fatto lo stesso.

Un giornalista arabo molto influente ha descritto la primavera araba come una molla sunnita che ha minacciato l’Iran sciita. Il regime siriano sta cercando di promuovere se stesso come il “protettore delle minoranze religiose” in Siria.

Sappiamo che la molla della rivoluzione è stata una’altra: una sollevazione spontanea contro le dittature e le loro politiche neo-liberali. Noi contiamo sugli oppressi perché si uniscano contro i loro oppressori, qualunque sia la loro religione. Contiamo su organizzazioni come i nostri compagni di Aleppo e altre iniziative fatte da giovani studenti e alcuni lavoratori. È una lotta difficile, che potrebbe trasformarsi in guerra civile confessionale, e non vi è alcuna garanzia, ma forte è la determinazione delle masse (e la nostra) per continuare la lotta per la vera libertà e la giustizia, per l’autogestione e l’autorganizzazione degli oppressi.
(…)
Un’altra cosa, fratelli, torno in Siria mese di agosto per unirmi alla lotta dei nostri compagni e delle masse. Alcuni attivisti siriani hanno organizzato una campagna denominata “Stiamo tornando”. Cercheremo di entrare in Siria nel mese di agosto. Si prevede che il regime ci arresti: qualcuno di noi potrebbe torturare e persino uccidere qualcuno di noi.
Potrei aver bisogno della vostra solidarietà.  (…)

Per la rivoluzione, e la libertà, per anarchia!

m*****


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