Oro e veleni. La lotta contro le cave in Grecia

Scritto dasu 20 Marzo 2013

La lotta contro l’estrazione dell’oro nella penisola calcidica dura da molti anni. Ha avuto nuovo impulso con la decisione di aprire una cava a cielo aperto, dall’impatto ambientale molto forte.
É cominciata dal bosco di Skouriés, in Calcidica, l’attuazione del progetto della Ellenikos Xrisos Spa, impresa di estrazione mineraria appartenente per il 95% alla multinazionale canadese Eldorado Gold e per il 5%  all’industriale greco Bobola.

Negli ultimi mesi  la lotta è cresciuta. Al movimento di resistenza partecipa oggi buona parte della popolazione locale. Uomini, donne, giovani ed anziani hanno preso parte alle manifestazioni in montagna di avvicinamento al cantiere, ignorate dai media e brutalmente represse dalla polizia. Caccia all’uomo per i boschi e i lacrimogeni ci ricordano gli scenari della lotta al Tav. A ciò si aggiungono le minacce da parte degli operai della ditta che ha l’appalto per i lavori e dei loro mandanti, culminate in aggressioni fisiche mirate e nell’incendio dello scorso anno del presidio contro le nocività.
Il 17 febbraio scorso, una cinquantina persone a volto coperto ha attaccato, dandogli fuoco, il cantiere di Skouriés e tutti i mezzi e le attrezzature della ditta.
Dopo la demolizione del cantiere si è aperta una spietata caccia all’uomo con l’unico scopo di abbattere il morale di tutti gli abitanti che si oppongono al progetto. Il giorno successivo decine di persone sono state portate in questura, prelevate da casa, nei locali, per strada. Di qualcuno non si  sono avute notizie per interminabili ore. Altri sono stati trattenuti con l’accusa di essere i mandanti morali dell’azione. La prova incontestabile è che fossero stati sempre presenti a tutte le manifestazioni.
Le indagini non hanno dato esiti: all’alba del 7 marzo le forze dell'”ordine” hanno messo in atto la rappresaglia: la mattina si sono presentate a casa di 5 persone a Ierissòs –  una cittadina di 3.000 abitanti dove tutti sono contro le miniere -, le hanno prelevate e condotte al commissariato per interrogarle sui “fatti del 17 febbraio”.  Verso le 11, con la scusa di perquisire le case dei cinque attivisti,  diversi plotoni di celere e squadre antiterrorismo armate di tutto punto hanno fatto irruzione nel paese nel tentativo di occuparlo militarmente. La gente si è subito radunata all’ingresso del paesino dove è stata incendiata una barricata di copertoni per impedire ai poliziotti di entrare.  A suon di lacrimogeni è stato instaurato uno stato di assedio e di terrore: sono entrati nelle case sfondando alcune porte, hanno fatto le perquisizioni sotto gli occhi dei bambini, nel passaggio hanno gasato un liceo durante le ore di lezione, mandando diverse persone all’ospedale.
Il 9 marzo, con uno dei cortei più partecipati che si siano mai svolti a Salonicco, la Grecia del Nord ha mandato un messaggio chiaro: “non permetteremo a nessuno di decidere delle nostre vite e del nostro futuro: no alla devastazione della nostra terra, no alle miniere d’oro, no alla repressione”.

Ne abbiamo parlato con Janis, un compagno che partecipa alla lotta

Calcidica


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