Torino lascia Iren. Energia, affari e bollette salate

Scritto dasu 20 marzo 2013

E’ di ieri la notizia che il comune di Torino, che pur possiede il 23 % dell’Iren, ha deciso di comperare l’energia dalla ditta romana Gala Spa.
Un colpo da 30 milioni l’anno, tanto è quel che Palazzo Civico immagina di spendere nel 2013 per illuminare le strade, i suoi edifici e per far funzionare i semafori.
Quel che è successo a Torino è uno dei tanti effetti della spending review varata l’anno scorso dal governo Monti. Dal 2013 gli enti locali, per acquistare energia elettrica, gas, carburanti, sono costretti ad andare a gara pubblica. E possono farlo in proprio, oppure affidandosi a Consip (la centrale degli acquisti del ministero dell’Economia) o a una delle centrali di committenza regionale. Torino ha scelto questa seconda opzione, affidandosi a Scr, l’agenzia unica piemontese per gli appalti e gli acquisti di beni e servizi.
Alla gara hanno partecipato quattro società: Energrid, Edison, AeG e Gala. Non Iren, poco convinta dalle condizioni del bando. L’offerta più vantaggiosa è arrivata da Gala, che si è offerta di garantire il servizio richiesto per quasi 35 milioni di euro.

In questi anni l’offerta di energia, complice l’ingiustificato allarme suscitato dai media dopo il blackout del 2006, è aumentata, mentre la richiesta è in calo. Tuttavia le nostre bollette, oberate da ogni sorta di balzello, anziché diminuire, sono aumentate.

Ne abbiamo parlato con Renato Strumia, un compagno che conosce bene la questione

iren

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